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	<description>Il tuo Digital Mentor AI-based​</description>
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		<title>AI con Mente e Cuore: Viblio da una voce umana all&#8217;AI Learning al CES 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mattia Sedani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 13:58:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Milano, 12 Novembre 2025 – Per quattro giorni a gennaio, Las Vegas smetterà di essere la &#8220;Sin City&#8221; per trasformarsi nel palcoscenico mondiale dell&#8217;innovazione. Il CES 2026 radunerà infatti le aziende più visionarie, quelle che stanno attivamente disegnando la prossima frontiera della tecnologia. Quest&#8217;anno, Viblio, la startup italiana di EdTech che sta ridefinendo il futuro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.viblio.com/comunicati/viblio-ai-mente-cuore-ces-2026/">AI con Mente e Cuore: Viblio da una voce umana all&#8217;AI Learning al CES 2026</a> proviene da <a href="https://www.viblio.com">Viblio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="5294" class="elementor elementor-5294" data-elementor-post-type="post">
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									<p><b>Milano, 12 Novembre 2025</b> – Per quattro giorni a gennaio, Las Vegas smetterà di essere la &#8220;Sin City&#8221; per trasformarsi nel palcoscenico mondiale dell&#8217;innovazione. Il CES 2026 radunerà infatti le aziende più visionarie, quelle che stanno attivamente disegnando la prossima frontiera della tecnologia.</p><p>Quest&#8217;anno, <b>Viblio</b>, la startup italiana di EdTech che sta ridefinendo il futuro della formazione attraverso l&#8217;Intelligenza Artificiale, ha ricevuto l&#8217;invito ufficiale a esporre la sua piattaforma alla fiera tecnologica più prestigiosa e influente a livello globale.</p>								</div>
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				"Attraverso un’Intelligenza Artificiale che conosce le persone, non solo i dati, stiamo convertendo il potenziale umano in potere d'impresa.”			</p>
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									<h3><span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';">Il futuro del lavoro</span></h3><p>In un&#8217;epoca in cui il dibattito sull&#8217;intersezione tra tecnologia e potenziale umano è più cruciale che mai, Viblio si posiziona come esempio di innovazione che diventa strumento di <b>abilitazione</b> anziché di sostituzione.</p><p>Noi di Viblio crediamo in un&#8217;IA che eleva l&#8217;individuo, non lo rimpiazza. La nostra piattaforma trasforma i dati in <i>insight</i> e l&#8217;apprendimento in crescita sostenibile, grazie a un approccio <i>data-driven</i>, adattivo e profondamente personalizzato.</p>								</div>
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				“Sono nata a Caracas, una delle città più affascinanti e complesse del mondo, dove gli estremi umani e il calore si fondono con la leggerezza della salsa. Un incontro fortuito mi ha condotta dai corridoi universitari del Venezuela al distretto della moda di Milano, e in seguito a oltre un decennio speso tra consulenza e ricerca accademica. Tuttavia, sentivo la necessità di approfondire: volevo fondere emozione, creatività e tecnologia. Questo percorso mi ha portata al MIT, dove ho esplorato come l'Intelligenza Artificiale potesse plasmare il potenziale umano. Perché il futuro della tecnologia non è sostituire le persone, ma amplificare la nostra capacità di evolvere.
<br>
L'apprendimento, nella sua essenza, è un motore di trasformazione per la vita, ed è un'opportunità che tutti meritano. Essere selezionati per il CES 2026 non è solo un onore, ma la conferma che il nostro approccio può realmente rivoluzionare il settore."			</p>
							<div class="e-q-footer">
											<cite class="elementor-blockquote__author">Dayana Mejias Roman, Founder &amp; CEO, Viblio</cite>
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									<h3>Il nostro ruolo nell&#8217;evoluzione professionale</h3><p>La nostra innovazione risponde in modo diretto e pragmatico a una delle maggiori sfide imposte dalla trasformazione digitale: l&#8217;<b>upskilling e il reskilling</b> della forza lavoro. In un contesto di cambiamento costante, per rimanere rilevanti e resilienti, le aziende devono aggiornare responsabilmente le competenze. La nostra soluzione tiene conto di tratti della personalità, motivazioni individuali, priorità aziendali e <i>skills gap</i>, condensando tutto in un&#8217;esperienza utente intuitiva.</p><p>La nostra piattaforma è stata concepita come un <b>tassello strategico</b> per aiutare le organizzazioni a colmare il divario di competenze e per incoraggiare gli individui a un apprendimento continuo supportato dall&#8217;IA. Creando percorsi formativi veloci e flessibili, andiamo ben oltre la formazione tradizionale, assicurando che i dipendenti acquisiscano rapidamente nuove qualifiche (<i>reskilling</i>) o potenziino quelle esistenti (<i>upskilling</i>), garantendo così competitività e adattabilità a lungo termine.</p><h3>La nostra traiettoria e le tappe strategiche</h3><p>Fondata nel 2021, Viblio ha conosciuto una crescita accelerata, distinguendosi per la capacità di superare la distanza tra l&#8217;apprendimento tradizionale e le mutevoli esigenze del mondo del lavoro. Nel 2025, abbiamo raggiunto un accordo di partnership strategica con <b>Future Learn</b> e la nostra piattaforma è già attivamente distribuita nei mercati chiave di MEA, SEA, UE e Regno Unito.</p><h3>Missione CES 2026: I tre pilastri della nostra espansione</h3><p>Siamo a Las Vegas per massimizzare il nostro impatto e raggiungere tre obiettivi fondamentali:</p><ul><li><p><b>Connessioni Strategiche Globali:</b> Siglare accordi con partner chiave e distributori globali per espandere la presenza di Viblio nei principali mercati internazionali.</p></li><li><p><b>Accelerazione del Capitale:</b> Attrarre l&#8217;interesse dei principali fondi di Venture Capital a livello mondiale, assicurando il capitale necessario per accelerare la nostra <i>roadmap</i> di innovazione.</p></li><li><p><b>Validazione e Perfezionamento del Prodotto:</b> Ottenere <i>insight</i> diretti da <i>leader</i> dell&#8217;EdTech e <i>early adopters</i> per validare e finalizzare le funzionalità di prossima generazione della piattaforma.</p></li></ul><p>Invitiamo i visitatori del CES 2026 a trovarci presso il <b>Padiglione Italia</b> organizzato dall&#8217;<b>Italian Trade Agency</b>, nell&#8217;<b>Area Eureka Park</b>. Saremo lì per mostrarvi le ultime funzionalità della nostra piattaforma e presentare la nostra <i>roadmap</i> per il 2026.</p>								</div>
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									<h3>Prenota la tua demo personalizzata</h3><p>Parla con i nostri esperti e scopri come creare percorsi di crescita personalizzati, integrare Viblio nei tuoi sistemi e valorizzare al meglio le competenze del tuo team.</p>								</div>
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				Perché i progetti di ristrutturazione aziendale sono così difficili?			</a>
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				La competenza del networking			</a>
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		<title>Pittini: Incrementare le performance con l&#8217;apprendimento personalizzato</title>
		<link>https://www.viblio.com/casi-di-studio/pittini-apprendimento-personalizzato-performance/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Sedani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 16:06:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Casi di studio]]></category>
		<category><![CDATA[Manifatturiero]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.viblio.com/?p=4606</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Gruppo Pittini, leader europeo nella produzione siderurgica, ha trasformato la formazione da obbligo a leva strategica.<br />
Con Viblio, percorsi personalizzati e semplici da usare hanno reso l’apprendimento parte del lavoro quotidiano, migliorando efficienza, engagement e risultati.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="4606" class="elementor elementor-4606" data-elementor-post-type="post">
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									<h2>La sfida</h2><p>Pittini si trovava di fronte a sfide comuni per i grandi gruppi industriali, in particolare per quanto riguarda la riqualificazione e il coinvolgimento di una forza lavoro dispersa e operaia, in un contesto in cui il cambiamento avviene difficilmente.</p><p>Le sfide principali includevano:</p><ul><li><strong>Disconnessione tra formazione e business</strong>: la formazione era vista come un obbligo, senza un reale impatto sui risultati aziendali.</li><li><strong>Processi di sviluppo inefficaci</strong>: i dipendenti si focalizzavano solo sui KPI, trascurando competenze e crescita personale.</li><li><strong>Formazione tradizionale non scalabile</strong>: corsi in aula ed e-learning generico non coinvolgevano e generavano insoddisfazione diffusa.</li><li><strong>Resistenza digitale</strong>: lo sviluppo tecnologico era percepito come un’imposizione, non come un’opportunità.</li><li><strong>Sovraccarico manageriale</strong>: i manager spendevano fino a 6 ore per dipendente nella creazione manuale dei piani formativi.</li><li><strong>Rischio competitivo</strong>: senza un upskilling rapido, l’efficienza e il vantaggio competitivo dell’azienda erano a rischio.</li></ul>								</div>
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									<h2>La soluzione</h2><p>Pittini non aveva bisogno di un&#8217;altra piattaforma; aveva bisogno di adozione, e velocemente. Viblio è stata scelta perché ha affrontato la causa principale del problema – la mancanza di coinvolgimento – trattando l&#8217;apprendimento come un cambiamento comportamentale, non solo come distribuzione di contenuti.</p><p>Viblio ha adottato un approccio pragmatico, focalizzato sull&#8217;impatto e la semplicità:</p><ul><li><strong>Rilevanza e semplicità</strong>: percorsi personalizzati generati automaticamente da brevi interviste, eliminando contenuti irrilevanti.</li><li><strong>Valorizzazione del know-how interno</strong>: raccolta di brevi video dagli esperti e manager aziendali.</li><li><strong>AI personalizzata</strong>: creazione automatica di percorsi formativi basati su ruolo, competenze e sfide quotidiane.</li><li><strong>Contenuti curati</strong>: combinazione di risorse interne ed esterne, evitando librerie standard.</li><li><strong>Zero frizioni</strong>: interfaccia mobile e intuitiva, nessuna migrazione LMS o carico per HR e manager.</li><li><strong>Rollout rapido:</strong> preparazione in 2 settimane e attivazione alla terza.</li><li><strong>Ruolo HR e manager:</strong> coinvolgimento leggero, con i manager come contributor, non project owner.</li></ul>								</div>
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									<p><span style="color: #ffffff;">“Non serviva un’altra piattaforma. </span><br /><span style="color: #ffffff;">Serviva qualcosa che funzionasse davvero nel nostro modo di lavorare”</span></p>								</div>
				</div>
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									<p><span style="color: #99ccff;">— Micaela Di Giusto, HR Pittini </span><span style="color: #99ccff; font-size: 1.2rem;">—</span></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Risultati ottenuti</h2>				</div>
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									<p>L&#8217;approccio di Viblio ha portato a un&#8217;adozione elevata, una minima frizione e un chiaro impatto sul business.</p>								</div>
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									<p>Valore economico del tempo recuperato</p>								</div>
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									<p>97%</p>								</div>
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									<p>Tasso di completamento dell’onboarding</p>								</div>
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									<p>88%</p>								</div>
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									<p>Adozione tra operaie tecnici</p>								</div>
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									<h4><strong>Adozione e vantaggi operativi</strong></h4><ul><li><strong>Completamento Onboarding Accelerato</strong>: 128 su 132 dipendenti hanno completato l&#8217;onboarding, raggiungendo un eccezionale tasso di completamento del 97%. Questo si è tradotto in una più rapida acquisizione delle competenze, aspettative più chiare e una riduzione dei ritardi di performance, portando i ricavi a realizzarsi prima.</li><li><strong>Coinvolgimento in Contesti Difficili:</strong> Si è registrato un tasso di adozione della piattaforma dell&#8217;88% entro il primo mese, un risultato notevole in un contesto di industria pesante tipicamente refrattario all&#8217;apprendimento digitale.È stata dimostrata la verità che rilevanza e semplicità guidano l&#8217;engagement, anche negli ambienti &#8220;resistenti&#8221;. Molti dipendenti hanno iniziato a usare Viblio per la crescita personale, anche al di fuori dell&#8217;orario di lavoro.</li></ul><h4>Risparmi e efficienza manageriale</h4><ul><li><strong>Recupero di Tempo Manageriale</strong>: Automatizzando la creazione di percorsi formativi (che prima richiedeva 3-6 ore per dipendente), Viblio ha risparmiato tra i €90 e i €180 in tempo di configurazione per dipendente.</li><li><strong>Risparmio Economico</strong>: Su scala aziendale (1.800+ dipendenti), questo ha eliminato più di €150.000 di costi nascosti, liberando i manager per attività a più alto valore. I manager hanno recuperato oltre 150 ore, reindirizzando il focus sul coaching e sulle priorità strategiche.</li></ul><h4>Allineamento e Consistenza</h4><ul><li><strong>Riduzione del Firefighting</strong>: Sono state ridotte le lacune di conoscenza tra gli impianti e i turni. I dipendenti sono diventati più autonomi, risolvendo problemi di routine senza doversi rivolgere ai manager (riducendo le interruzioni in officina).</li><li><strong>Visibilità HR</strong>: Le Risorse Umane hanno acquisito visibilità sui bisogni reali attraverso il comportamento dei dipendenti (ad esempio, osservando che molti dipendenti cercavano contenuti sulla gestione dei conflitti, un segnale per dare priorità a tale competenza nelle iniziative più ampie).</li></ul>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Altri casi di studio</h3>				</div>
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									<p>Non è un Case isolato. Esplora, il prossimo potresti essere tu.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.viblio.com/casi-di-studio/pittini-apprendimento-personalizzato-performance/">Pittini: Incrementare le performance con l&#8217;apprendimento personalizzato</a> proviene da <a href="https://www.viblio.com">Viblio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Aquileia: Ricollocazione del Personale in Contesti di Ristrutturazione</title>
		<link>https://www.viblio.com/casi-di-studio/aquileia-ricollocazione-ristrutturazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Sedani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 15:32:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Casi di studio]]></category>
		<category><![CDATA[Banca e finanza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.viblio.com/?p=4893</guid>

					<description><![CDATA[<p>La collaborazione con Viblio è stata avviata in un contesto di recente procedura di riorganizzazione aziendale. L'obiettivo principale di questa collaborazione era favorire la "Re-Employability" dei dipendenti in seguito alla riorganizzazione, trasformando la fase di discontinuità in un'opportunità di sviluppo e crescita professionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.viblio.com/casi-di-studio/aquileia-ricollocazione-ristrutturazione/">Aquileia: Ricollocazione del Personale in Contesti di Ristrutturazione</a> proviene da <a href="https://www.viblio.com">Viblio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="4893" class="elementor elementor-4893" data-elementor-post-type="post">
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									<h2>La sfida</h2><p><span style="font-weight: 400;">Aquileia Capital Services ha affrontato una duplice sfida cruciale derivante dalla riorganizzazione interna:</span></p><ol><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Necessità di Supporto Umano:</b><span style="font-weight: 400;"> Era essenziale fornire un </span><b>supporto concreto</b><span style="font-weight: 400;"> ai dipendenti, in particolare nella sede di Tavagnacco (con potenziale estensione a Milano e Roma), per aiutarli a elaborare la propria esperienza professionale in un momento delicato di cambiamento.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Competenze e Re-employability:</b><span style="font-weight: 400;"> La sfida principale era quella di consolidare e rinnovare le competenze dei lavoratori, rendendo il </span><b>&#8220;Reskilling&#8221; una necessità impellente</b><span style="font-weight: 400;">. Parallelamente, bisognava potenziare la loro </span><b>&#8220;re-employability&#8221;</b><span style="font-weight: 400;"> agendo sul loro network di riferimento.</span></li></ol><p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;obiettivo finale era sostenere le persone nel ridefinire la propria professionalità in un contesto di discontinuità.</span></p>								</div>
				</div>
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									<h2>La soluzione</h2><p><span style="font-weight: 400;">La soluzione implementata da Viblio ha fornito un percorso strutturato di apprendimento e sviluppo del potenziale, sia personale che professionale, ponendo l&#8217;accento sulla responsabilità individuale.</span></p><p><b>Metodologia Didattica Innovativa</b><span style="font-weight: 400;"> Il progetto ha utilizzato una metodologia didattica innovativa, abilitata dalla tecnologia, che mirava a un&#8217;alleanza tra azienda, manager e collaboratori per potenziare l&#8217;ingaggio e l&#8217;employability.</span></p><p><span style="font-weight: 400;">Il percorso si è articolato attraverso tre approcci principali:</span></p><ol><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Apprendimento Guidato:</b><span style="font-weight: 400;"> Sessioni formative condotte da trainer per guidare lo sviluppo e la riflessione dei partecipanti.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Auto-Apprendimento Orientato:</b><span style="font-weight: 400;"> Supporto e incoraggiamento ai collaboratori a ricercare e approfondire autonomamente contenuti funzionali al proprio percorso, abilitato dall&#8217;integrazione di Viblio.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Apprendimento Collaborativo:</b><span style="font-weight: 400;"> Momenti (sia guidati che informali) per socializzare le esperienze e creare opportunità di apprendimento reciproco.</span></li></ol><p><b>Struttura del Percorso</b><span style="font-weight: 400;"> Il percorso formativo si è strutturato in 4 incontri di 2 ore ciascuno, focalizzati sui seguenti moduli chiave:</span></p><ul><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">&#8220;Change &amp; Emotion&#8221;</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">&#8220;Business Model You &amp; Re-skilling&#8221;</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">&#8220;Networking&#8221;</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">&#8220;Self Promotion&#8221;</span></li></ul><p><span style="font-weight: 400;">Questi incontri sono stati complementati da 4 incontri aggiuntivi di </span><b>&#8220;team coaching&#8221;</b><span style="font-weight: 400;"> per la condivisione e la sintesi al termine del percorso.</span></p><p><b>L&#8217;AI Digital Mentor (Viblio)</b><span style="font-weight: 400;"> Viblio è stato l&#8217;elemento tecnologico centrale, presentato come un assistente che permette agli utenti di selezionare e fruire dei contenuti più adatti al loro percorso. Viblio è stato progettato per offrire contenuti di apprendimento </span><b>altamente personalizzati</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p><p><span style="font-weight: 400;">La personalizzazione è supportata da una combinazione ponderata di modelli di Intelligenza Artificiale (IA) e Machine Learning (ML), basati su:</span></p><ul><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Analisi Semantica:</b><span style="font-weight: 400;"> Utilizzata per interrogare database di contenuti e per prevedere l&#8217;impatto delle tecnologie sui ruoli.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Analisi dei Tratti della Personalità:</b><span style="font-weight: 400;"> Valutata tramite video intervista e un motore di apprendimento automatico (YobsTech®) per la valutazione delle competenze trasversali e la generazione di playlist su misura.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Filtro Collaborativo:</b><span style="font-weight: 400;"> Basato sulle scelte degli utenti e sulla somiglianza con altri utenti.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>IA Generativa con LEO:</b><span style="font-weight: 400;"> Un assistente con funzioni di career coach che interagisce in linguaggio naturale, fornendo consigli, schemi di lavoro ed esercizi pratici.</span></li></ul><p><span style="font-weight: 400;">Grazie a queste tecnologie, Viblio conosce l&#8217;individuo (ruolo, interessi, tratti della personalità) e fornisce un&#8217;esperienza unica e su misura.</span></p>								</div>
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									<p><span style="color: #ffffff;">“Con Viblio una fase di discontinuità si è trasformata in una opportunità di crescita professionale e sviluppo&#8221;</span></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Risultati ottenuti</h2>				</div>
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									<p>2,5 gg</p>								</div>
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									<p>L&#8217;utilizzo medio della piattaforma durante la settimana</p>								</div>
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									<p>Gli utenti che hanno utilizzato la video-intervista</p>								</div>
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									<p>70%</p>								</div>
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									<p>Dei dipendenti ha adottato nuove competenze</p>								</div>
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									<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto ha dimostrato l&#8217;efficacia di </span><b>Viblio</b><span style="font-weight: 400;"> nel supportare i dipendenti durante un periodo di riorganizzazione e nella ridefinizione della loro </span><b>&#8220;re-impiegabilità&#8221;</b><span style="font-weight: 400;">. Sebbene l&#8217;obiettivo primario fosse il supporto qualitativo al cambiamento e il potenziamento delle competenze, le metriche di utilizzo specifiche di Viblio all&#8217;interno dell&#8217;azienda ne hanno confermato il valore e l&#8217;adozione da parte degli utenti.</span></p><p><span style="font-weight: 400;">Nello specifico, i dati aziendali hanno evidenziato:</span></p><ul><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Accesso Medio (giorni/settimana): 2,5 giorni.</b><span style="font-weight: 400;"> Questa cifra, pari all&#8217;85% della media generale, indica una </span><b>frequenza di utilizzo costante</b><span style="font-weight: 400;"> integrata nelle routine di lavoro dei dipendenti. Un accesso così regolare è fondamentale per l&#8217;apprendimento continuo e per contrastare il problema comune della mancanza di tempo da dedicare alla formazione.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Percentuale di utenti che hanno completato la personalizzazione del profilo (inclusa la video-intervista per suggerimenti personalizzati): 95%.</b><span style="font-weight: 400;"> Questa elevata percentuale di completamento del profilo, che include una video-intervista per l&#8217;analisi dei tratti della personalità, sottolinea il </span><b>forte coinvolgimento</b><span style="font-weight: 400;"> dei dipendenti e la loro disponibilità a ricevere suggerimenti formativi altamente personalizzati.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Rilevanza delle raccolte suggerite riportata dagli utenti: 75%.</b><span style="font-weight: 400;"> Questa percentuale dimostra l&#8217;</span><b>accuratezza e l&#8217;efficacia</b><span style="font-weight: 400;"> del sistema di raccomandazione di Viblio. Grazie all&#8217;analisi semantica, all&#8217;analisi dei tratti della personalità e al </span><i><span style="font-weight: 400;">collaborative filtering</span></i><span style="font-weight: 400;">, il sistema è in grado di selezionare contenuti pertinenti e funzionali al percorso professionale di ogni individuo.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Nuove competenze nell&#8217;area di ricerca: 70%.</b><span style="font-weight: 400;"> Questo dato è particolarmente significativo nel contesto del </span><b>&#8220;Re-skilling&#8221; (Riqualificazione)</b><span style="font-weight: 400;">. Indica che una parte consistente delle ricerche degli utenti si è focalizzata sull&#8217;acquisizione di </span><b>nuove competenze</b><span style="font-weight: 400;">, riflettendo l&#8217;obiettivo del progetto di rafforzare la &#8220;re-impiegabilità&#8221; e supportare i dipendenti nella ridefinizione della loro professionalità.</span></li></ul>								</div>
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									<h2>Conclusione</h2><p><span style="font-weight: 400;">Il progetto ha permesso all&#8217;azienda di offrire un supporto tangibile ai propri dipendenti durante una fase di discontinuità, trasformandola in un&#8217;opportunità di sviluppo e crescita professionale. L&#8217;integrazione di Viblio ha reso possibile un ecosistema di apprendimento permanente, fornendo un&#8217;esperienza efficace e motivante che ha rafforzato il coinvolgimento e l&#8217;impiegabilità delle persone.</span></p>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Altri casi di studio</h3>				</div>
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									<p>Non è un Case isolato. Esplora, il prossimo potresti essere tu.</p>								</div>
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				</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.viblio.com/casi-di-studio/aquileia-ricollocazione-ristrutturazione/">Aquileia: Ricollocazione del Personale in Contesti di Ristrutturazione</a> proviene da <a href="https://www.viblio.com">Viblio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>MODINE: Trasformare la Negoziazione, dal vantaggio personale alla creazione di valore condiviso</title>
		<link>https://www.viblio.com/casi-di-studio/modine-negoziazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Sedani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 14:05:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Casi di studio]]></category>
		<category><![CDATA[Manifatturiero]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.viblio.com/?p=5496</guid>

					<description><![CDATA[<p>Modine Manufacturing ha scelto Viblio per un progetto di sviluppo delle competenze (Up-Skilling). L'obiettivo era rendere il personale più efficace nella Negoziazione Complessa. Modine ha trasformato la necessità di migliorare questa abilità critica in un'opportunità strategica per creare valore reciproco e rafforzare l'azienda nel lungo periodo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.viblio.com/casi-di-studio/modine-negoziazione/">MODINE: Trasformare la Negoziazione, dal vantaggio personale alla creazione di valore condiviso</a> proviene da <a href="https://www.viblio.com">Viblio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="5496" class="elementor elementor-5496" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Le sfide aziendali</h2>				</div>
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									<p><span style="font-weight: 400;">La sfida principale di <strong>Modine</strong> era migliorare il modo in cui il personale affrontava le trattative. Il progetto doveva superare diverse difficoltà pratiche:</span></p><ul><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;"><strong>Rischio di Blocco</strong>: I negoziatori trovavano spesso momenti di forte conflitto che potevano fermare la chiusura di un accordo.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;"><strong>Cambiare Mentalità</strong>: Era necessario passare da una logica di &#8220;vincere per sé stessi&#8221; o ottenere il massimo vantaggio individuale, a una logica di creazione di valore che fosse utile per entrambe le parti.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;"><strong>Problemi di Comunicazione</strong>: Nelle simulazioni è emerso che il modo in cui le persone presentavano le loro soluzioni faceva sembrare che stessero cercando di massimizzare solo i propri guadagni, invece di tutelare gli interessi comuni.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;"><strong>Errori di Giudizio</strong>: Era fondamentale imparare a riconoscere ed evitare i comuni errori di valutazione, soprattutto quelli legati al genere, durante le trattative.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;"><strong>Mancanza di Metodi</strong>: Molti affrontavano relazioni difficili senza avere strumenti pratici per gestirle al meglio, trovandosi in difficoltà nei momenti di stallo.</span></li></ul>								</div>
				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La soluzione con Viblio</h2>				</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p><span style="font-weight: 400;">Viblio ha fornito una metodologia di apprendimento innovativa, basata sulla tecnologia, per potenziare la competenza di negoziazione. Il programma, chiamato &#8220;Complex Negotiation Lab&#8221;, si è ispirato alla tradizione diplomatica e ai principi della Negoziazione Integrativa di Harvard Law School.</span></p><p><span style="font-weight: 400;">Il progetto formativo è stato un percorso intensivo di consulenza, composto da 4 incontri di 4 ore ciascuno, con un approccio misto:</span></p><ol><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Apprendimento Guidato:</b><span style="font-weight: 400;"> Circa il 30% del tempo complessivo dedicato a sessioni condotte da esperti per condividere modelli e teorie.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Apprendimento Laboratoriale:</b><span style="font-weight: 400;"> Circa il </span><b>70% del tempo complessivo</b><span style="font-weight: 400;"> dedicato a esercitazioni in piccoli gruppi, risolvendo casi e simulazioni di negoziazione reali.</span></li></ol><p> </p><p><b>Integrazione di Viblio come Strumento Abilitante:</b></p><ul><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Conoscenza di Sé:</b><span style="font-weight: 400;"> I partecipanti hanno potuto fare un test di personalità (Big Five model) e un test per capire il proprio stile di gestione dei conflitti. Questo li ha aiutati a diventare più consapevoli dei comportamenti che potevano bloccare una trattativa.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Supporto Costante:</b><span style="font-weight: 400;"> Dopo ogni sessione, è stata creata una collezione di contenuti specializzati all&#8217;interno di Viblio. Questo materiale è rimasto disponibile per un anno per l&#8217;auto-formazione e il consolidamento delle competenze.</span></li></ul>								</div>
				</div>
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									<p><span style="color: #ffffff;">&#8220;Viblio ha trasformato la formazione in azienda in un’esperienza condivisa e continua, capace di generare curiosità e confronto.&#8221;</span></p>								</div>
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									<p><span style="color: #99ccff;">— Lucia Meden, Head HR Modine</span><span style="color: #99ccff; font-size: 1.2rem;">—</span></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Risultati e Benefici</h2>				</div>
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									<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto ha dimostrato che unire una formazione intensiva con l&#8217;approccio personalizzato di Viblio è efficace per sviluppare una competenza strategica e aumentare la partecipazione degli utenti.</span></p>								</div>
				</div>
				</div>
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									<p>2,5 gg</p>								</div>
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									<p>La frequenza media d&#8217;accesso (giorni/settimana)</p>								</div>
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									<p>Rilevanza riportata dagli utenti delle collezioni suggerite</p>								</div>
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									<p>60%</p>								</div>
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									<p>delle ricerche sono su nuove competenze</p>								</div>
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									<p><span style="font-weight: 400;">Le misurazioni d&#8217;uso di Viblio evidenziano un forte coinvolgimento e l&#8217;efficacia della personalizzazione:</span></p><ul><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Alta Partecipazione e Utilità: </b><span style="font-weight: 400;">L&#8217;accesso frequente (2,5 giorni/settimana) mostra che Viblio è diventato parte della routine dei dipendenti. Il 75% di utilità percepita dei contenuti suggeriti conferma che il sistema di Viblio è preciso nel fornire materiali adatti alla negoziazion</span>e.<br /><br /></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Focus sullo Sviluppo: </b><span style="font-weight: 400;">Il 60% delle ricerche focalizzate su nuove competenze dimostra che la piattaforma sta attivamente aiutando i dipendenti ad acquisire nuove conoscenze, supportando l&#8217;obiettivo di miglioramento (Up-Skilling).<br /><br /></span></li><li><b>Sviluppo di Competenze a Lungo Termine: </b><ul><li><span style="font-weight: 400;">I partecipanti hanno imparato tecniche per chiudere accordi che sono vantaggiosi per tutti nel lungo periodo.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Hanno acquisito maggiore consapevolezza emotiva e un metodo per riconoscere e correggere i più comuni errori di giudizio nelle trattative.</span></li></ul></li></ul>								</div>
				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Conclusione</h2>				</div>
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									<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto Modine ha dimostrato che un percorso di apprendimento intensivo (basato sul modello Harvard) unito alla personalizzazione di Viblio è una strategia vincente per sviluppare competenze chiave.</span></p><p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;alto tasso di adozione e l&#8217;elevata utilità dei contenuti suggeriti (75%) confermano che Viblio ha offerto un&#8217;esperienza efficace e motivante. Questo ha permesso di incidere sulle abitudini lavorative quotidiane, aiutando i dipendenti ad acquisire e rafforzare competenze essenziali per creare valore reciproco. Viblio, in qualità di Mentore Digitale AI, supporta i percorsi individuali, rendendo le persone più preparate e più impiegabili.</span></p>								</div>
				</div>
					</div>
				</div>
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									<h6>Ti è piaciuto l&#8217;articolo?</h6><p>Condividilo con le persona a cui potrebbe interessare</p>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Altri casi di studio</h3>				</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p>Non è un Case isolato. Esplora, il prossimo potresti essere tu.</p>								</div>
				</div>
				</div>
					</div>
				</div>
				</div>
		<p>L'articolo <a href="https://www.viblio.com/casi-di-studio/modine-negoziazione/">MODINE: Trasformare la Negoziazione, dal vantaggio personale alla creazione di valore condiviso</a> proviene da <a href="https://www.viblio.com">Viblio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>MIB Trieste: un &#8220;digital mentor&#8221; per un apprendimento coinvolgente e continuo</title>
		<link>https://www.viblio.com/casi-di-studio/mib-trieste-digital-mentor-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Sedani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 14:40:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Casi di studio]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.viblio.com/?p=4888</guid>

					<description><![CDATA[<p>Viblio è stato implementato per fornire un apprendimento continuo e coinvolgente, per uno dei programmi MBA più prestigiosi.<br />
In particolare, la soluzione ha trasformato l'onboarding degli studenti e ha rafforzato il mentoring all'interno del programma.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.viblio.com/casi-di-studio/mib-trieste-digital-mentor-2/">MIB Trieste: un &#8220;digital mentor&#8221; per un apprendimento coinvolgente e continuo</a> proviene da <a href="https://www.viblio.com">Viblio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="4888" class="elementor elementor-4888" data-elementor-post-type="post">
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									<h2>La sfida</h2><p><span style="font-weight: 400;">MIB Trieste, nel contesto del suo programma MBAIN caratterizzato da un percorso educativo intensivo e una forte componente internazionale, era alla ricerca di una soluzione digitale innovativa per affrontare diverse sfide cruciali:</span></p><ul><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Supporto all&#8217;Onboarding:</b><span style="font-weight: 400;"> Vi era la necessità di un processo di accoglienza più agevole e più efficiente per i candidati MBA internazionali, i quali spesso provengono da contesti eterogenei.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Rafforzamento del Mentoring:</b><span style="font-weight: 400;"> Era richiesto un potenziamento del supporto e della guida individualizzata per tutta la durata del programma triennale.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Contenuti Personalizzati e Accessibili:</b><span style="font-weight: 400;"> La domanda riguardava la fornitura di materiali didattici facilmente accessibili e personalizzati che potessero adattarsi agli interessi e ai bisogni specifici di ciascuno studente.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Apprendimento Continuo (</b><b><i>Continuous Learning</i></b><b>):</b><span style="font-weight: 400;"> Vi era la necessità di abilitare l&#8217;apprendimento continuo tra i moduli accademici, mantenendo un alto coinvolgimento degli studenti e un costante aggiornamento dei contenuti.</span></li></ul>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<h2>La soluzione</h2><p><span style="font-weight: 400;">Viblio è stata adottata come una piattaforma strategica pensata per supportare ogni fase del percorso MBA. La soluzione si è articolata in diverse aree funzionali:</span></p><ul><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Onboarding e Pre-selezione:</b><span style="font-weight: 400;"> La piattaforma ha gestito le </span><b>valutazioni, i contenuti introduttivi e i test di onboarding</b><span style="font-weight: 400;"> per i nuovi candidati, fornendo anche l&#8217;accesso a </span><b>video di </b><b><i>mentoring</i></b><span style="font-weight: 400;"> e messaggi interattivi.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Mentorship Continuo:</b><span style="font-weight: 400;"> Dopo l&#8217;ammissione, Viblio è diventato un </span><b>mentore digitale</b><span style="font-weight: 400;"> che ha guidato ogni studente lungo il percorso triennale. Questo è stato realizzato attraverso </span><b>contenuti dedicati, playlist tematiche</b><span style="font-weight: 400;"> e promemoria personalizzati.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Apprendimento Avanzato e Coinvolgente:</b><span style="font-weight: 400;"> I professori hanno creato </span><b>playlist interattive</b><span style="font-weight: 400;"> direttamente su Viblio, utilizzandole come </span><b>&#8220;bibliografie dinamiche&#8221;</b><span style="font-weight: 400;">. Queste bibliografie venivano costantemente aggiornate con contenuti pertinenti al corso, anche dopo la conclusione dei singoli moduli.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Valutazione e Project Work:</b><span style="font-weight: 400;"> I materiali a cui si accedeva tramite Viblio sono stati </span><b>integrati nelle valutazioni finali</b><span style="font-weight: 400;">. In particolare, sono diventati una componente attiva del percorso di apprendimento per i corsi che prevedevano compiti estesi e </span><i><span style="font-weight: 400;">project work</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></li></ul>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p><span style="color: #ffffff;">“Il tempo di onboarding si è ridotto&nbsp;</span></p><p><span style="color: #ffffff;">da 3 settimane a 5 giorni</span><span style="color: #ffffff;">”</span></p>								</div>
				</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-129eebc elementor-widget elementor-widget-heading" data-id="129eebc" data-element_type="widget" data-widget_type="heading.default">
				<div class="elementor-widget-container">
					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Risultati ottenuti</h2>				</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p>80%</p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p>Percentuale di utilizzo attivo delle playlist</p>								</div>
				</div>
				</div>
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									<p>5 gg</p>								</div>
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									<p>Riduzione del tempo medio di onboarding</p>								</div>
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									<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;adozione della piattaforma Viblio ha portato a risultati tangibili in termini di efficienza operativa e coinvolgimento degli studenti:</span></p><ul><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Tasso di Utilizzo Elevato:</b><span style="font-weight: 400;"> Oltre l&#8217;</span><b>80% degli studenti ha utilizzato attivamente le playlist</b><span style="font-weight: 400;"> per integrare lo studio con il lavoro.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Accelerazione dell&#8217;Onboarding:</b><span style="font-weight: 400;"> Il tempo medio di onboarding è stato </span><b>ridotto da 3 settimane a 5 giorni</b><span style="font-weight: 400;">.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Aumento dell&#8217;Engagement:</b><span style="font-weight: 400;"> È stato rilevato un </span><b>maggiore coinvolgimento</b><span style="font-weight: 400;"> nei contenuti extra-curriculari, come confermato da feedback qualitativi ottenuti tramite sondaggi.</span></li><li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Vantaggi per il Corpo Docente:</b><span style="font-weight: 400;"> La facoltà ha beneficiato di uno </span><b>strumento semplice</b><span style="font-weight: 400;"> per monitorare e </span><b>aggiornare i materiali di supporto in tempo reale</b><span style="font-weight: 400;">.</span></li></ul>								</div>
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									<h2>Conclusione</h2><p><span style="font-weight: 400;">Il caso MIB Trieste School of Management dimostra come Viblio abbia trasformato l&#8217;MBA in Innovation, agendo come un </span><b>&#8220;mentore digitale&#8221;</b><span style="font-weight: 400;"> e fornendo apprendimento continuo e coinvolgente. La piattaforma ha affrontato sfide critiche come il supporto all&#8217;onboarding per i candidati internazionali e il rafforzamento del </span><i><span style="font-weight: 400;">mentoring</span></i><span style="font-weight: 400;"> lungo il programma triennale. I risultati operativi hanno evidenziato un&#8217;accelerazione significativa, con il tempo medio di </span><i><span style="font-weight: 400;">onboarding</span></i> <b>ridotto drasticamente da 3 settimane a soli 5 giorni</b><span style="font-weight: 400;">. Si è registrato un elevato </span><i><span style="font-weight: 400;">engagement</span></i><span style="font-weight: 400;">, con </span><b>oltre l&#8217;80% degli studenti che ha utilizzato attivamente le playlist</b><span style="font-weight: 400;"> per integrare lo studio con il lavoro. Inoltre, la facoltà ha beneficiato della creazione di </span><b>&#8220;bibliografie dinamiche&#8221;</b><span style="font-weight: 400;"> facilmente aggiornabili in tempo reale. Viblio ha garantito così un&#8217;esperienza MBAIN integrata e altamente personalizzata, adatta alle esigenze specifiche degli studenti internazionali.</span></p>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Altri casi di studio</h3>				</div>
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									<p>Non è un Case isolato. Esplora, il prossimo potresti essere tu.</p>								</div>
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				</div>
		<p>L'articolo <a href="https://www.viblio.com/casi-di-studio/mib-trieste-digital-mentor-2/">MIB Trieste: un &#8220;digital mentor&#8221; per un apprendimento coinvolgente e continuo</a> proviene da <a href="https://www.viblio.com">Viblio</a>.</p>
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		<title>Leadership e sicurezza emotiva</title>
		<link>https://www.viblio.com/interviste-it/leadership-e-sicurezza-emotiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Sedani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2025 10:30:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.viblio.com/?p=3948</guid>

					<description><![CDATA[<p>Distinguished Professor of Leadership &#38; Organizational Behaviour e Direttore dell’High Performance Leadership Program all’IMD (Losanna, Singapore, Shenzhen). Già negoziatore di ostaggi e psicologo clinico, autore</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.viblio.com/interviste-it/leadership-e-sicurezza-emotiva/">Leadership e sicurezza emotiva</a> proviene da <a href="https://www.viblio.com">Viblio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3948" class="elementor elementor-3948" data-elementor-post-type="post">
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					<div class="elementor-image-box-wrapper"><figure class="elementor-image-box-img"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.viblio.com/wp-content/uploads/2025/05/Kohlrieser-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-image-3949" alt="Foto profilo di George Kohlrieser" srcset="https://www.viblio.com/wp-content/uploads/2025/05/Kohlrieser-150x150.png 150w, https://www.viblio.com/wp-content/uploads/2025/05/Kohlrieser-300x300.png 300w, https://www.viblio.com/wp-content/uploads/2025/05/Kohlrieser.png 398w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></figure><div class="elementor-image-box-content"><p class="elementor-image-box-description">Distinguished Professor of Leadership &amp; Organizational Behaviour e Direttore dell’High Performance Leadership Program all’IMD (Losanna, Singapore, Shenzhen). Già negoziatore di ostaggi e psicologo clinico, autore di bestseller pluripremiati: ‘Hostage at the Table’ (in Italia  ‘La scienza della negoziazione’) e ‘Care to Dare’ (pubblicato in Italiano nel 2024).</p></div></div>				</div>
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					<p class="elementor-heading-title elementor-size-default">Intervista a George Kohlriese a cura di Violena Paci</p>				</div>
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									<p><strong>Cosa differenzia un leader da un manager, a parità di ruolo organizzativo?</strong><br /><strong>E cosa differenzia un leader di successo da uno che fallisce?</strong></p><p>La vera differenza tra un leader e un manager risiede nell’atteggiamento mentale e nella profondità DELLE RELAZIONI.<br />Un manager gestisce: assicura il funzionamento dei sistemi, rispetta le strutture, garantisce ordine. Un leader <i>ispira</i>: entra in una connessione profonda con le persone e si concentra sul loro potenziale, anche mettendo in discussione lo status quo. Un manager chiede “come” e “quando”, un leader chiede “cosa” e “perché”.</p><p>Il successo o il fallimento di un leader molto spesso si giocano sulla presenza o meno di quelle che io chiamo BASI SICURE.<br />I leader di successo sanno costruire legami di fiducia forti, che permettono loro di sfidare le persone senza generare paura. Vedono le loro potenzialità e le incoraggiano a crescere.<br />I leader che falliscono sono molto spesso carenti di questo tipo di legame. Possono anche avere molta determinazione ma se non hanno fiducia e connessione con le persone finiscono con l’auto-isolarsi e logorare chi lavora con loro.</p><p>La vera leadership, quella che fa la differenza, non consiste nel fare le cose nel modo giusto, ma nel fare le cose giuste con CUORE e con CORAGGIO.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Perché molti modelli di leadership continuano a basarsi su cose come la determinazione, il rigore e l’autoritarismo, nonostante sempre più teorie raccomandino il contrario?</h6><p>Molti modelli di leadership sono ancora radicati nel CONTROLLO e nella PAURA.</p><p>Soprattutto in situazioni di crisi, o comunque negli ambienti di lavoro in cui la pressione è elevata, i leader tendono a rifugiarsi in ciò che sono più facilmente in grado di controllare: sistemi rigidi e comandi top-down.<br />Questo nasce da una profonda incomprensione dell’autorità.</p><p>La leadership richiede, invece, la capacità di instaurare con le persone un DIALOGO, di co-creare nuove soluzioni e di essere emotivamente disponibili. <br />Una LEADERSHIP AUTORITARIA può apparire efficace nel breve termine ma finisce, poi, per soffocare l’innovazione e compromettere l’engagement. L’ho visto succedere in moltissimi casi.<br />I leader evitano il dialogo non perché non riconoscono l’intelligenza altrui ma perché temono la propria VULNERABILITÀ.</p><p>Un dialogo autentico richiede la capacità di rinunciare al controllo, di ascoltare veramente e di essere anche pronti a cambiare in seguito a di ciò che si ascolta.<br />Questo richiede forza, non debolezza.</p>								</div>
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									<h6>C’è molta teoria sul ruolo delle motivazioni intrinseche quali l’apprendimento, la sfida, il contributo, la crescita personale, la relazione con il proprio capo rispetto a cose come bonus, promozioni e le stesse strategie HR. Qual è il Suo pensiero?</h6><p>Sicuramente, alla base di una performance sostenibile ci sono le motivazioni intrinseche: le persone non sono spinte solo da denaro e carriera ma sono anche ispirate da cose come un obiettivo comune, delle connessioni forti, una nuova sfida.<br />Se un leader si concentra sulle sole ricompense “esterne” (bonus, titoli, promozioni…), perderà di vista ciò che coinvolge davvero le persone: ovvero SENTIRSI APPREZZATI, RISPETTATI, VALORIZZATI.</p><p><em>Se consideri le persone come esseri umani e non come risorse ti risponderanno con lealtà, con creatività e con passione.</em></p><p>In tutto il mondo ho osservato quanto le persone siano più attive e ingaggiate quando percepiscono che il capo crede in loro. Non è la strategia HR a fare la differenza, ma la RELAZIONE. Un leader deve sapere connettersi emotivamente e attivare il desiderio delle persone di apprendere e di crescere. Solo così nasce l’ingaggio.</p>								</div>
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									<h6>Qual è stato il contributo delle Sue esperienze come negoziatore di ostaggi e psicologo clinico rispetto alla Sua idea della leadership?</h6><p>Il mio lavoro come negoziatore di ostaggi e come psicologo clinico ha plasmato tutte le mie convinzioni riguardo alla leadership.<br />In presenza di ostaggi, impari rapidamente che non si tratta di potere ma di connessione. Devi riuscire a entrare in sintonia con qualcuno, anche se ha un’arma in mano.</p><p>Quel legame, quella connessione umana è ciò che apre la porta all’INFLUENZA, ed è esattamente ciò che i leader devono fare. In una sala riunioni come per strada, l’influenza nasce dall’empatia, dall’ascolto e dalla COMPRENSIONE DI CIÒ CHE GUIDA I COMPORTAMENTI. </p><p>A contatto con persone in crisi profonda ho imparato che gran parte dei comportamenti distruttivi derivano da perdite e dolori irrisolti.<br />I leader devono sapere riconoscere ciò che guida i comportamenti, non solo negli altri ma anche in sé stessi.</p><p>Ecco perché la mia idea di leadership è incentrata sulle persone e gli obiettivi che si pongono. Se guidiamo le persone dando loro attenzione libereremo tutto il loro potenziale, anche in termini di performance e di risultati.</p>								</div>
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									<h6>Cosa l&#8217;ha spinta a intraprendere la Sua esplorazione del networking?</h6>
<p>La mia missione è rendere il network accessibile a tutti e dimostrare che una persona timida e introversa (come ero io) può trasformare questa competenza complessa in un potente abilitatore di opportunità.</p>								</div>
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									<h6>Che ruolo gioca la SICUREZZA PSICOLOGICA nell’apprendimento e nella crescita professionale?</h6><p>È fondamentale.<br />Quando una persona si sente minacciata il cervello disattiva la curiosità e la creatività e così non può esserci né apprendimento né crescita.<br />La presenza di sicurezza psicologica disattiva la risposta del cervello alla paura e apre la porta allo sviluppo.</p><p>Nella mia esperienza i team di maggiore successo sono non soltanto quelli più intelligenti ma anche quelli in cui le persone si sentono maggiormente libere di esprimersi, di riconoscere i propri errori e di esplorare senza paura nuove idee.<br />La sicurezza alimenta resilienza, innovazione e performance di lungo termine.</p><p>Creando AMBIENTI DI LAVORO BASATI SULLA FIDUCIA, i leader consentono agli individui di esprimere pienamente la propria vocazione e realizzare il proprio potenziale.</p>								</div>
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									<h6>Spesso diciamo che nelle organizzazioni aziendali non c&#8217;è spazio per dare attenzione alle persone. Possiamo permettercelo?</h6><p>No, non possiamo permettercelo.<br />Avere attenzione per le persone non è solo gentilezza ma anche strategia, per creare lealtà, fiducia e sicurezza psicologica, ciò che rende possibile il successo nel lungo termine.</p><p>Un’organizzazione in cui manca l’attenzione per le persone può essere performante nel breve termine ma al costo di generare BURNOUT, DISTACCO EMOTIVO e TURNOVER.<br />Ho avuto modo di osservare i danni che questo può causare: un CEO è arrivato a togliersi la vita per essere stato isolato e vessato dal consiglio di amministrazione e un tale dolore poteva essere evitato…</p><p>L’attenzione per le persone crea le condizioni perché le persone abbiano coraggio, migliora l’ambiente di lavoro e quando le persone si sentono davvero considerate sono anche maggiormente inclini a impegnarsi, a innovare, a dare il proprio massimo. Per un’organizzazione aziendale dare attenzione non è un optional ma un VANTAGGIO COMPETITIVO.</p>								</div>
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									<h6>Cosa intende quando parli di BASE SICURA e quali meccanismi mentali sono coinvolti?</h6><p>Una base sicura può essere una persona, un luogo, un obiettivo o anche un oggetto che dà un senso di sicurezza, protezione e attenzione e che allo stesso tempo ispira coraggio, presa di rischio, esplorazione del nuovo.</p><p>Il concetto nasce dalla teoria dell’attaccamento di John Bowlby, su come i bambini di fronte alla paura o all’incertezza si rivolgono e cercano rassicurazione da una propria base sicura. Questo stesso meccanismo opera anche quando si è adulti.</p><p>Una base sicura mette in moto quello che io definisco il “PARADOSSO SICUREZZA/RISCHIO”, ovvero aiuta a disattivare le risposte di paura del cervello lasciandoci liberi di focalizzarci sui nostri traguardi, sulla nostra crescita, sulle nostre potenzialità.</p><p>Una base sicura influenza l’“OCCHIO DELLA MENTE”, che è la nostra lente interna, attraverso la quale interpretiamo il mondo. Ci sostiene emotivamente nei momenti difficili e permette di individuare potenziali opportunità laddove altri vedrebbero solo minacce. Diventa un punto di riferimento che anche in situazioni di pressione favorisce RESILIENZA e FOCUS SUGLI OBIETTIVI.</p><p>Con basi sicure solide, una persona diventa significativamente più resiliente, creativa, AUDACE di fronte alle difficoltà.</p>								</div>
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									<h6>Come possiamo identificare le nostre basi sicure, presenti e passate?</h6><p>La scoperta delle proprie basi sicure inizia con la RIFLESSIONE.</p><p><em>Nel corso della tua vita, chi è stato per te fonte di attenzione e contemporaneamente anche di sfida? Chi ti ha spinto a superare i tuoi limiti, dandoti sicurezza?</em><br /><em>Pensa a figure come un genitore, un allenatore, un mentore, un insegnante, a chiunque abbia creduto in te soprattutto nei momenti di paura o di fallimento.</em><br /><em>Queste sono le tue basi sicure, per quanto riguarda le PERSONE.</em></p><p><em>Pensa poi agli OBIETTIVI che ti sei dato, come correre una maratona, diventare un leader migliore o scrivere un libro. Se un dato obiettivo ti ha dato forza e ispirazione è anch’esso una base sicura.</em></p><p><em>Cerca anche tra le tue ROUTINE, i LUOGHI, gli OGGETTI e i RICORDI</em>. Anche cose quali scrivere un diario, meditare o un sentiero preferito per camminare possono essere una base sicura.</p><p>Le basi sicure non sono statiche ma possono cambiare nel corso della vita. Possiamo perderne e ritrovarne.<br />Ciò che conta è continuare ad alimentarle.<br />Senza di esse si diventa emotivamente vulnerabili e si rischia di cadere in un ATTEGGIAMENTO DA OSTAGGIO con la paura o il dolore che prendono il controllo della nostra narrazione.</p><p><!-- notionvc: 62d3a18a-2416-4379-ad57-3acc54e34bbd --></p>								</div>
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									<h6>Come le ESPERIENZE PASSATE e L’INFANZIA influenzano la nostra capacità di creare o riconoscere una base sicura?</h6><p>Le esperienze fatte nella prima infanzia rappresentano un MODELLO DI BASE: l’attaccamento ai nostri genitori o a chi ci ha allevato genera i nostri schemi mentali e le nostre aspettative sull’amore, il supporto e la sicurezza.<br />Quando questo legame è stato positivo, tendiamo a crescere con la fiducia di poter contare sugli altri e a cercare nuove basi sicure.<br />Se è stato carente o traumatico, potremmo avere difficoltà a fidarci, diventare eccessivamente autosufficienti o tendere a evitare del tutto ogni possibile fonte di vulnerabilità.</p><p>Ma c’è una buona notizia: NON RESTIAMO PRIGIONIERI A VITA dei nostri modelli iniziali.<br />Come le neuroscienze dimostrano, il nostro cervello può ristrutturarsi attraverso esperienze consapevoli e &#8211; soprattutto &#8211; in presenza di nuove basi sicure potremo inaugurare nuovi legami e sviluppare convinzioni più sane sulla fiducia, la sicurezza e il successo.</p><p>Quanto sopra è molto importante nella leadership: un leader deve diventare una basa sicura per altre persone, ma per riuscire a farlo deve prima comprendere e rafforzare il proprio impianto emotivo.</p>								</div>
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									<h6>Come una base sicura aiuta a superare l’insicurezza o la paura di fallire? Ci illustra la relazione con la RESILIENZA EMOTIVA?</h6><p>Una base sicura è fonte sia di protezione che di ispirazione.<br />Come dicevo prima, quando ci sentiamo ancorati a qualcuno o a qualcosa in cui abbiamo profonda fiducia il nostro cervello si sposta dal rilevare pericolo al percepire possibili opportunità: non siamo più in <em>modalità sopravvivenza</em> ma in uno stato che ci permette di concentrarci su obiettivi, creatività, opportunità e questo consente di superare l’insicurezza e la paura di fallire. È ciò che ho definito il “PARADOSSO SICUREZZA/RISCHIO”: ovvero, ti senti abbastanza al sicuro da osare.<br />La resilienza emotiva si costruisce attraverso RIPETUTE ESPERIENZE in presenza di basi sicure.</p><p>La resilienza non è soltanto resistenza ma anche capacità di rialzarsi e ritrovare concentrazione e motivazione dopo un momento difficile.<br />Le nostre basi sicure &#8211; che si tratti di persone, obiettivi o di nostre certezze interiori &#8211; ci accompagnano, sino a ritrovare il nostro equilibrio, dandoci costantemente la sensazione che “<em>non sei solo</em>” e che “<em>puoi farcela</em>”.<br />In assenza di basi sicure, invece, le persone restano spesso ostaggi delle proprie paure e incapaci di superare un dolore o un fallimento.</p><p>Una delle trasformazioni più sorprendenti che ho visto nei leader avviene nel momento in cui identificano, riscoprono o anche creano nuove basi sicure e grazie a questo supporto iniziano a vivere il proprio fallimento non più come una sconfitta ma come un capitolo della loro crescita.</p><p>Questa è RESILIENZA EMOTIVA IN AZIONE ovvero sentirsi LIBERI DI PROVARE, perché <em>sai di non essere solo</em>.</p>								</div>
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									<h6>Come identificare le proprie basi sicure in ambito PROFESSIONALE?</h6><p><em>Chiediti: “chi nella tua carriera, ha creduto in te, ti ha sostenuto e ti ha messo alla prova? Chi ha visto il tuo potenziale prima di te?”</em><br /><em>Si tratta di chi ti ha aiutato ad allargare i tuoi orizzonti, offrendoti al contempo una rete di sicurezza. Può trattarsi di un capo, un collega—o anche di un cliente—che ti ha mostrato attenzione, dandoti al tempo stesso coraggio.</em></p><p>Le basi sicure in ambito professionale emergono nei momenti di vulnerabilità quali transizioni, ostacoli imprevisti, promozioni e ti fanno sentire: “<em>Posso affrontare questa sfida, perché so che qualcuno mi sostiene</em>”.<br />Queste relazioni non soltanto sono un supporto ma sono anche CATALIZZATRICI poiché aiutano a passare dal mettersi in dubbio al puntare sulla propria efficacia.</p><p>Una base sicura in ambito professionale può essere anche un obiettivo condiviso o un progetto o una missione capace di generare motivazione ed energia.</p><p><em>Se non sei sicuro di quali siano le tue basi sicure sul piano professionale, ripensa alle voci che ti tornano in mente quando affronti una sfida, quelle che ti dicono: “Ce la puoi fare” o “Credo in te.”</em></p><p>Anche il ricordo di un mentore che non è più presente può restare un solido punto di ancoraggio nella vita professionale.</p>								</div>
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									<h6>Che impatto ha l’avere (o non) basi sicure sulla motivazione e sul benessere? Siamo in presenza di effetti neurologici?</h6><p>La presenza o l’assenza di basi sicure agisce a tutti i livelli del nostro essere.</p><p>Prima dicevo che in presenza di basi sicure l’attenzione si sposta dalla paura alla crescita. Così proviamo meno ansia e più motivazione e sperimentiamo anche una migliore forma fisica.</p><p>A livello neurologico si riduce l’attivazione dell’amigdala &#8211; che è la parte del cervello coinvolta nella gestione delle emozioni, in particolare paura e ansia &#8211; e questo permette alla CORTECCIA PREFRONTALE &#8211; che è la sede delle funzioni esecutive e della creatività &#8211; di prendere il comando.</p><p>In assenza di basi sicure siamo eccessivamente concentrati sull’evitare il pericolo e le nostre potenzialità si restringono, diventiamo avversi al rischio, chiusi o eccessivamente aggressivi.<br />Molti professionisti capaci e performanti, sotto stress crollano improvvisamente e la loro stessa motivazione vacilla a causa della mancanza di una base sicura a livello emotivo<br />Chi ha, invece, una base sicura dimostra maggiore INTELLIGENZA EMOTIVA, migliori CAPACITÀ DI COLLABORAZIONE e un più stabile BENESSERE PSICO-FISICO.</p>								</div>
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									<h6>Quali SEGNALI PSICOLOGICI indicano che una persona ha (o non ha) una base sicura solida?</h6><p>La presenza o assenza di una base sicura si osserva nei COMPORTAMENTI e nell’ENERGIA di una persona.</p><p>In un caso si mostra apertura, resilienza, coraggio, si è più propensi a prendersi dei rischi, a esprimere le proprie idee, a riprendersi dopo un fallimento, e quando si è sotto pressione si è meno inclini a esplodere o a chiudersi, mostrando di autoregolazione emotiva.<br />Lo stesso linguaggio del corpo manifesta contemporaneamente sicurezza e accoglienza.</p><p>Nell’altro si lotta spesso con la paura del rifiuto, assumendo atteggiamenti eccessivamente difensivi o denotando incapacità di chiedere aiuto. Si può mostrare perfezionismo o avere comportamenti di elusione o di eccessivo controllo. Ci si può sentire interiormente soli, pur essendo tra altre persone. Non ci si fida facilmente e le relazioni sono spesso transazionali o comunque superficiali.</p><p>Un tipico segnale psicologico è l’ansia: quando una persona mostra ansia per il cambiamento, per la performance o nelle relazioni ciò è spesso indice di assenza o debolezza di basi sicure.</p><p>Ecco perché parte del mio lavoro con i leader consiste nell’aiutarli a esplorare la propria storia emotiva e i propri legami attuali nonché, ove necessario, nel guidarli nella costruzione di nuove basi sicure.</p>								</div>
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									<h6>Possono esserci DIFFERENZE culturali o individuali nel modo in cui le persone percepiscono o costruiscono una base sicura? Ci sono, ad esempio, tratti della personalità che rendono più difficile affidarsi?<br />E come si può creare una Secure Base efficace per chi fatica a fidarsi degli altri?</h6><p>Assolutamente, si.<br />Sia il contesto culturale che i tratti della personalità influenzano profondamente il modo in cui le persone percepiscono e formano le proprie basi sicure.</p><p>Alcune CULTURE, ad esempio, premiano l’indipendenza e l’autocontrollo, e questo può rendere più difficile cercare o offrire apertamente supporto emotivo.<br />Altre, come nelle società collettiviste, enfatizzano invece l’interdipendenza e i legami comunitari facilitando naturalmente le dinamiche di creazione di basi sicure.<br />Dal punto di vista psicologico gli STILI DI ATTACCAMENTO individuali formatisi nei primi anni di vita giocano un ruolo cruciale.</p><p>Ad esempio, le persone con uno stile tendenzialmente elusivo o sminuente possono apparire forti e indipendenti ma in realtà potrebbero temere la vulnerabilità nelle relazioni o avere difficoltà a fidarsi degli altri.<br />Oppure, chi è ansioso può tendere ad aggrapparsi agli altri spinto dalla paura dell’abbandono e complicare, così, relazioni di base sicura altrimenti sane.</p><p>La chiave per aiutare chi ha DIFFICOLTA A FIDARSI è COSTANZA unita a PRESENZA.<br />La fiducia si può solo conquistare nel tempo con la calma, l’accettazione e l’esempio. Lo stesso semplice ascolto può avviare un percorso di risanamento emotivo.<br />E sentendosi considerate e non giudicate anche le persone più chiuse possono progressivamente aprirsi alla connessione emotiva e iniziare a riscrivere i propri modelli affettivi.</p>								</div>
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									<h6>Da dove iniziare se si vuole essere un leader base sicura per gli altri?</h6><p class="p1">Si deve partire dall’AUTOCONSAPEVOLEZZA.</p><p class="p1"><i>Non puoi essere una base sicura per altre persone se non lo sei anzitutto per te stesso: questo significa comprendere il tuo stile di attaccamento, i tuoi meccanismi emotivi, la tua capacità di offrire sia attenzione che sfida.</i></p><p class="p1">Dopodiché è necessario sviluppare alcuni comportamenti TIPICI del leader base sicura: in primis, mantenere la calma, ascoltare in profondità, vedere il potenziale delle persone e spingerle a crescere. Essere una base sicura significa anzitutto creare sicurezza emotiva, mostrando di essere affidabili ed emotivamente disponibili invece che pronti a giudicare. Ma significa anche sfidare le persone a crescere, a uscire dalla zona di comfort.</p><p class="p1">È la formula <i>“</i>care to dare<i>”</i>. Non l’uno o l’altro ma entrambi allo stesso tempo e questo equilibrio richiede determinazione e pratica.</p><p class="p1"><i>Inizia con l’“esserci”.</i></p><p class="p1"><i>Sii presente. Guarda negli occhi. Ascolta non solo le parole, ma anche le emozioni.</i></p><p class="p1"><i>Quando parli offri affermazione e fai domande che aiutino la persona a scoprire la propria forza.</i><i></i></p><p class="p1">A volte si tratta semplicemente di mantenere uno spazio sicuro dove l’altro possa scoprire sé stesso.</p>								</div>
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									<p class="p1"><b>Volendo elencarle, quali sono le caratteristiche necessarie perché un leader sia una base sicura?</b><b></b></p><p>Sono nove caratteristiche:</p><ul><li>resta calmo/a, anche sotto pressione</li><li>accetta le persone, incondizionatamente</li><li>ne vede le potenzialità</li><li>ascolta “in profondità” e fa domande</li><li>comunica messaggi potenti</li><li>focalizza su ciò che è positivo</li><li>incoraggia il rischio calcolato</li><li>ispira, con la motivazione intrinseca</li><li>segnala disponibilità</li></ul><p> </p><p>Essere una base sicura per un leader significa essere quella persona su cui gli altri possono sempre contare, in situazioni di crisi come nella normalità, significa creare un ambiente di lavoro dove le persone si sentono EMOTIVAMENTE SICURE e, contemporaneamente, SFIDARLE a superare ciò che ritengono possibile affrontare.<br />È un equilibrio che io ho battezzato come il “PUNTO DOLCE” della leadership.</p><p>Non si tratta di non avere fermezza ma di saperla manifestare opportunamente: nella fiducia, nella visione, nella fiducia negli altri.</p><p>Si tratta di EMOTIVAMENTE INTELLIGENTI, di gestire la propria paura, regolare le proprie emozioni, dare esempio di coraggio, rendere la performance un traguardo di crescita personale e il lavoro un viaggio pieno di significato.</p><p>Dando alle persone RADICI e ALI: l’identità e il coraggio di volare.</p>								</div>
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									<h6 class="p1"><b>Sostenere e dare attenzione, quindi, non basta: un leader deve anche osare. Potrebbe approfondire questo punto?<br /></b><b>Cosa intende esattamente per “Playing to Win Mindset”?<br /></b><b>Come creare un equilibrio virtuoso ed efficace tra supporto emotivo e spinta a superare i propri limiti senza causare ansia o dipendenza?</b><b></b></h6><p class="p1">L’equilibrio tra attenzione e sfida è ciò che abbiamo definito come il “PARADOSSO SICUREZZA/RISCHIO” e &#8211; come dicevamo – <i>devi sapere offrire sicurezza emotiva disattivando le risposte di paura del cervello e, al contempo, incoraggiare la sfida, l’esplorazione di cose nuove e la crescita professionale</i>.</p><p class="p1">Limitarsi a dare attenzione crea dipendenza e comfort zone. Osare senza dare attenzione crea ansia, difensa e burnout.</p><p class="p1">La magia è nell’integrazione, ovvero quando le persone si sentono ABBASTANZA SICURE DA RISCHIARE.</p><p class="p1"><span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';">Ho definito </span><i style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';">“</i><span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';">PLAYING TO WIN</span><i style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';">” </i><span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';">un atteggiamento che si basa anzitutto sul coraggio e sulla CONNESSIONE e invita ad affrontare le sfide SENZA PAURA e con FOCUS: “</span><i style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';">insieme possiamo realizzare cose straordinarie</i><span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';">”.</span></p><p class="p1">Un leader con questo tipo di atteggiamento alimenta una relazione profonda con il proprio team, fissa obiettivi ambiziosi, mantiene le performance elevate, focalizza l’“<i>occhio della mente</i>” &#8211; suo e degli altri &#8211; sulle opportunità invece che sui problemi.</p><p class="p1">Questo approccio premia in termini sia di relazioni che di risultati nel lungo termine.</p><p class="p1">Ai leader ripeto sempre: “<i>il tuo compito non è salvare le persone dalla difficoltà ma creare la fiducia che le aiuti a trovarvi forza”</i>.</p><p class="p1">È così che avviene la crescita. Non è facile, soprattutto sotto pressione ma è il segnale inequivocabile di una leadership che è una base sicura efficace.</p>								</div>
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									<h6>Può condividere un ESEMPIO di leader che esemplifica il concetto di base sicura?</h6><p class="p1">Sì, una partecipante del programma di High Performance Leadership all’IMD, Alexandra, dirigente di alto livello di una azienda tech globale. La sua base sicura era un certo Ben, il suo mentore, una figura quasi paterna che credeva in lei quando lei stessa dubitava di sé. Lui morì e lei ne fu devastata. Ma invece di crollare attinse alla forza del legame profondo e agli insegnamenti che aveva ricevuto da Ben. E in quell’eredità Alexandra trovò una nuova forza.</p><p class="p1">Un esempio di personaggio pubblico è Ted Kennedy Sr<b>.</b>, che aiutò il figlio Ted Jr., che aveva perso una gamba, ad andare in slittino.</p><p class="p1">Avrebbe potuto dirgli di aspettare, invece disse: <i>“Anche se ci vorrà tutto il giorno, lo faremo”.</i> Quel momento combinava attenzione, coraggio, presenza e fiducia e cambiò per sempre la percezione che suo figlio aveva di sé.</p><p class="p1">Questi esempi dimostrano che i leader che sono una base sicura non si riconoscono dai gesti eclatanti ma per la fiducia costante che manifestano verso le persone e il coraggio di richiamarle al loro potenziale anche in momenti in cui è difficile farlo.</p>								</div>
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									<h6>Come questo tipo di leadership favorisce performance elevate e sostenibili?</h6><p>Performance elevate e sostenibili derivano dalle nove caratteristiche che abbiamo visto in precedenza.</p><p>I leader che le incarnano, creano legami emotivi che alimentano la resilienza e la fiducia, mantengono il focus sulla performance e la responsabilità, sfidano le persone, facendo sentire loro che non sono sole, trasmettono il messaggio: “Vedo chi sei, e so che puoi essere di più”.</p><p>Questo modello di leadership genera ciò che io chiamo “HEALYHY-HIGH-PERFORMANCE”: una performance elevata e sostenibile non solo in termini di risultato economico ma anche per le persone coinvolte.</p>								</div>
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									<h6>Qual è, quindi, il ruolo della FIDUCIA? Come un leader può guadagnarsela e come ristabilirla se viene compromessa?</h6><p class="p1">La fiducia è il presupposto di una base sicura.</p><p class="p1">Senza fiducia non può esserci sicurezza emotiva, ma soltanto pura osservanza di regole, paura o distacco. Soprattutto nei momenti di crisi è la fiducia a tenere unite le persone.</p><p class="p1">Un leader costruisce fiducia attraverso comportamenti coerenti, disponibilità emotiva, accoglienza, attenzione e comunicando sia esplicitamente che implicitamente che agisce nel miglior interesse di tutti, anche quando prende decisioni difficili.</p><p class="p1">Il leader che voglia RICOSTRUIRE la fiducia deve anzitutto riconoscere quando è stata infranta, senza mettersi sulle difensive ma con trasparenza, comportamenti coerenti e disponibilità a ristabilire un legame autentico. Serve che dimostri ascolto, chieda scusa quando serve e mostri vulnerabilità.</p><p class="p1">Il CICLO DEL LEGAME &#8211; attaccamento, connessione, separazione, dolore e rinnovamento &#8211; deve essere rivisitato consapevolmente.</p><p class="p1"><i>Durante una crisi, inoltre, la tua presenza come base sicura di cui si ha fiducia deve essere sentita ancora più intensamente. Mostra empatia, offri chiarezza e autocontrollo.</i></p><p class="p1"><i>E ricorda: la fiducia non si costruisce con grandi gesti ma attraverso piccoli ma ripetuti momenti di sintonia emotiva e affidabilità.</i><i></i></p>								</div>
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									<h6 class="p1"><b>Come migliorare le proprie capacità di ASCOLTO e SUPPORTO EMOTIVO senza diventare eccessivamente protettivi o paternalistici?</b><b></b></h6><p class="p1">L’ascolto, se autentico, è un atto di leadership radicale e significa dire: &#8220;<i>Ti vedo, e ti apprezzo</i>&#8220;.</p><p class="p1">La capacità di ascolto si migliora con il SILENZIO, senza cercare immediatamente di risolvere, consigliare o reindirizzare e ponendo DOMANDE POTENTI, in grado di svelare emozioni e motivazioni profonde.</p><p class="p1">Il supporto emotivo non ha niente a che vedere con la risoluzione dei problemi altrui ma riguarda l’ESSERE PRESENTI mentre gli altri trovano la propria strada.</p><p class="p1"><i>Per evitare di essere paternalista, concentrati sull&#8217;EMPOWERMENT.</i><i></i></p><p class="p1"><i>Non devi salvare ma incoraggiare l&#8217;autonomia, mostrando attenzione. Lascia che le persone affrontino le proprie sfide ma rimani abbastanza vicino perché si sentano supportati.</i></p><p class="p1"><i>Così facendo non stai diminuendo la loro forza, le stai aiutando a scoprirla.</i></p><p class="p1"><i>Uno degli strumenti più potenti è l&#8217;ARTE DI FARE DOMANDE: &#8220;Come stai vivendo questa situazione?&#8221; o &#8220;Cosa pensi sia possibile fare?&#8221;</i></p><p class="p1">Queste domande aprono uno spazio per la crescita, non per la dipendenza.</p>								</div>
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									<h6>In situazioni di PRESSIONE, come spingere le persone a uscire dalla propria zona di comfort e ad ottenere risultati sfidanti senza generare ansia o resistenza?</h6><p class="p1">La chiave è stabilire la sicurezza PRIMA di introdurre la sfida.</p><p class="p1"><i>Così come in un’arrampicata non spingi mai un arrampicatore a salire più in alto finché la sua corda di sicurezza non è salda.</i></p><p class="p1">Nella leadership la &#8220;corda&#8221; è il LEGAME EMOTIVO. Quando le persone si sentono ancorate alla fiducia e alla sicurezza psicologica, sono più disposte a rischiare, perché sanno che non verranno giudicate o penalizzate per i fallimenti.</p><p class="p1"><i>Devi anche esercitare autocontrollo e contenere la tua risposta emotiva allo stress.</i><i></i></p><p class="p1"><i>Se rimani calmo e ottimista anche nel caos il tuo team rifletterà questo comportamento.</i></p><p class="p1"><i>Evita di sopraffare le persone con richieste irrealistiche. Piuttosto, sfidale progressivamente, in modo da rinforzare sempre più la tua fiducia nelle loro potenzialità.</i></p><p class="p1">Questa combinazione di FIDUCIA E ASPETTATIVE crea motivazione, senza ansia.</p><p class="p1"><i>E ricorda, dare supporto non è gentilezza. È una base per poter fare decollare il coraggio.</i></p><p class="p1">I leader devono sfidare le persone a fare di più, anzitutto mostrando loro che SONO GIÀ ABBASTANZA<i>.</i></p>								</div>
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									<h6>Qual è l&#8217;importanza di affrontare il FALLIMENTO e quali strategie suggerisce per aiutare le persone a superarne la paura e a farne un’occasione di crescita?</h6><p class="p1">Il fallimento è un grande maestro. Senza avere affrontato il fallimento non potrà esserci vera resilienza.</p><p class="p1"><i>Non devi proteggere le persone dal fallimento, ma aiutarle a interpretarlo correttamente.</i> <i>Quando qualcuno fallisce in qualcosa, aiutalo a separare la sua identità dal risultato: &#8220;Tu non sei il tuo errore”. Poi aiutalo a ricavarne un insegnamento: &#8220;Cosa faresti diversamente la prossima volta?&#8221;</i><i></i></p><p class="p1">Dobbiamo anche imparare a considerare il fallimento come normale, poiché è parte dell&#8217;innovazione. Nelle organizzazioni in cui il fallimento è stigmatizzato le persone saranno sempre più avverse al rischio e sempre meno ingaggiate. Se invece è vissuto come un feedback, il fallimento può generare nuova energia.</p><p class="p1"><i>Per favorire questo atteggiamento, condividi i tuoi stessi fallimenti da leader in modo da dimostrare che gli ostacoli fanno parte della crescita e non sono segni di debolezza.</i><i></i></p><p class="p1">Uno potente strumento da adottare è la riflessione.</p><p class="p1"><i>Dopo un&#8217;iniziativa fallita, chiedi: &#8220;Cosa vi ha sorpreso? Cosa avete imparato? Qual è il prossimo grande passo?&#8221;</i></p><p class="p1">Questo non soltanto riformula il fallimento ma lo trasformerà in nuovo slancio.</p>								</div>
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									<h6>Quali sono le sfide in un ambiente di LAVORO in REMOTO?</h6><p class="p1">Il lavoro in remoto rappresenta una sfida straordinaria perché sono difficilmente disponibili quei segni fisici, come il contatto visivo, il linguaggio del corpo, le conversazioni spontanee, che generano il legame emotivo.</p><p class="p1">Negli spazi virtuali è richiesta maggiore INTENZIONALITÀ.</p><p class="p1"><i>Come leader, devi coltivare consapevolmente la connessione emotiva con le persone, mantenere la loro sicurezza psicologica e assicurare la tua disponibilità, anche a distanza.</i><i></i></p><p class="p1">Nei team distribuiti i leader devono COMUNICARE maggiore chiarezza e maggiore attenzione.</p><p class="p1"><i>Pianifica regolari incontri individuali non soltanto per monitorare le attività ma anche per chiedere: &#8220;Come stai, davvero?&#8221;</i>.</p><p class="p1"><i>Lo spazio virtuale può diventare un luogo di forti connessioni se segnali costantemente disponibilità, dimostri empatia e offri opportunità di condivisione dei risultati da raggiungere.</i></p><p class="p1">Gli strumenti digitali non sostituiscono le relazioni, ma possono supportarle se utilizzati con consapevolezza e volontà.</p><p class="p1">Il maggiore pericolo nel lavoro in remoto è l&#8217;INVISIBILITÀ, non soltanto in senso fisico ma anche in senso emotivo.</p><p class="p1"><i>Assicurati che nessuno si senta solo anche quando è geograficamente lontano.</i></p><p class="p1">Non è la distanza a rompere il legame, ma l&#8217;assenza di un coinvolgimento significativo.</p>								</div>
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									<h6>Nel libro Lei parla di networking come competenza di vita, da abilitare per il successo e il benessere, da giovani a quando si è meno giovani.<br />In che modo una RETE DI RELAZIONI “SANA” influisce sul benessere personale e con quale predisposizione mentale possiamo crearla?</h6>
<p>Anche se raramente ci soffermiamo a pensarci, le modalità con cui ciascuno costruisce, modella, mantiene e valorizza le proprie connessioni personali è un elemento centrale della nostra esistenza e oltre al successo personale e lavorativo, può determinare anche il nostro benessere.</p>
<p><em>Le relazioni umane sono come fili di un tessuto: tessere legami saldi e duraturi consente di creare una trama fitta e resistente, in grado di sorreggere qualsiasi peso, resistere alle avversità della vita e anche creare un impatto significativo.</em></p>
<p>La predisposizione mentale adatta a creare un network “sano” è quella di “FARE LA DIFFERENZA” nella vita propria e degli altri”.</p>								</div>
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									<h6>Qual è il ruolo dei LEGAMI e come gestirli nella leadership?</h6><p class="p1">I legami sono come una COLLA EMOTIVA. Sono connessioni che generano più energia di quanto una sola persona potrebbe creare.</p><p class="p1">Diversamente dall’amicizia, nella leadership il legame non riguarda solo la fiducia reciproca ma anche la CRESCITA CONDIVISA, non è solo emotivo ma è anche finalizzato: il leader crea legami affinché l&#8217;altro possa sentirsi abbastanza sicuro da osare.</p><p class="p1">Gestire i legami significa rispettarne il CICLO VITALE.</p><p class="p1">Un leader non deve legarsi eccessivamente alle persone, ma sostenerne la crescita e lasciarle poi libere, quando sarà opportuno.</p><p class="p1">Se un leader crea legami troppo stretti crea dipendenza. Se resta troppo distante rischia di non essere seguito.</p><p class="p1">I LEGAMI SANI EVOLVONO. Si approfondiscono, si estendono e, infine, si sciolgono, lasciando un’eredità di forza e autostima.</p><p class="p1">Legarsi non significa, naturalmente, evitare il conflitto.</p><p class="p1">Spesso i legami profondi abilitano il CONFLITTO PRODUTTIVO: la fiducia permette alle persone di esprimere disaccordo in modo costruttivo. Qui il legame diventa non solo emotivo, ma strategico.</p>								</div>
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									<h6>Parlando di CONFLITTO, ci illustra la metafora “METTERE IL PESCE SUL TAVOLO&#8221;?</h6><p class="p1">Ah, sì, è una delle mie metafore preferite, dei miei tempi in Sicilia, e significa riconoscere apertamente il conflitto e portarlo alla luce, invece di nasconderlo.</p><p class="p1">Nei mercati del pesce i pescatori puliscono il loro pescato direttamente sul tavolo. È un processo caotico, puzza, ma è NECESSARIO.</p><p class="p1">Lo stesso vale per il conflitto. Se lo lasciamo nascosto marcisce e avvelena l&#8217;ambiente.</p><p class="p1">&#8220;PULIRE IL PESCE&#8221; significa affrontare il conflitto con onestà e con cura.</p><p class="p1">Non si tratta di attaccare l&#8217;altra persona ma di AFFRONTARE IL PROBLEMA. Questo richiede rispetto, curiosità e la volontà di ascoltare anche le verità scomode.</p><p class="p1">A volte il pesce è piccolo: un malinteso. Altre volte è una balena: un tradimento o un importante problema di sistema.</p><p class="p1"><i>In ogni caso, non puoi cucinare ciò che non hai prima pulito.</i><i></i></p><p class="p1">Il bello di questa metafora è che ci ricorda che il conflitto è qualcosa non da temere ma da ELABORARE.</p><p class="p1"><i>E se lo fai alla fine può portare a un &#8220;pasto&#8221; ricco, una relazione più forte, un cammino più chiaro e un rinnovato senso di fiducia.</i></p>								</div>
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									<h6>Spesso trascuriamo il DIALOGO o lo blocchiamo in vari modi. Come evitare che questo avvenga? Qual è il potere del dialogo e come migliorarlo?</h6><p class="p1">Blocchiamo il dialogo ogni volta che cadiamo nel monologo, quando invece di ascoltare attentamente pensiamo a cosa dire dopo, quando respingiamo, giudichiamo o interrompiamo, chiudendo la porta ad una vera conversazione.</p><p class="p1">DIFESE EMOTIVE, CONVINZIONI PERSONALI e MANCANZA DI CURIOSITÀ sono i tipici ostacoli che bloccano il dialogo e derivano a loro volta dalla paura di sbagliare, di perdere il controllo, di rivelare la propria vulnerabilità.</p><p class="p1"><i>Per individuare questi ostacoli, cercane i segnali: le persone intorno a te “si chiudono”?</i></p><p class="p1"><i>Le conversazioni sembrano dibattiti? Alla fine ti senti non ascoltato o frainteso?</i></p><p class="p1">Sono i SEGNALI che il dialogo è stato unilaterale o comunque non percepito come sicuro.</p><p class="p1">Per SBLOCCARE il dialogo dobbiamo rimettere al centro il LEGAME e la FIDUCIA.</p><p class="p1"><i>Quindi: fai più domande, ascolta con l&#8217;intento di comprendere, non di rispondere.</i></p><p class="p1"><i>E sii a tuo agio con il silenzio che spesso precede l&#8217;intuizione.</i></p><p class="p1">Il dialogo, quando è autentico, può generare grandi trasformazioni.</p><p class="p1">È un ponte tra le menti e tra i cuori e la linfa vitale per creare relazioni e avviare il cambiamento. Solo attraverso il vero dialogo &#8211; non il dibattito o il monologo &#8211; comprendiamo, cresciamo e ci connettiamo.</p><p class="p1">Il potere del dialogo risiede nelle sue capacità di costruire fiducia, di fare emergere emozioni nascoste, di generare significati condivisi.</p><p class="p1">Per la leadership il dialogo è essenziale, perché crea uno spazio per la vulnerabilità non accompagnata dalla paura. È il modo in cui si può mostrare attenzione e sfidare senza minacciare.</p><p class="p1">Per MIGLIORARE il dialogo dobbiamo anzitutto identificarne gli ostacoli più comuni &#8211; giudizi, atteggiamenti di difesa e reattività emotiva &#8211; rimuoverli e sostituirli con le ABITUDINI PER UN GRANDE DIALOGO: ascoltare profondamente, fare domande potenti e aperte, fare pause per lasciare che il silenzio parli.</p><p class="p1">Il dialogo non deve mirare a convincere ma servire a CONNETTERSI.</p><p class="p1">Sentirsi ascoltate fa sentire le persone valorizzate e questo getta le basi di una FORTE FIDUCIA e per raggiungere PERFORMANCE ELEVATE.</p><p class="p1">Sostenendo un dialogo autentico, non dominando con le risposte, ma co-creando soluzioni, un leader dà esempio di curiosità e di empatia. E ciò genera lealtà, innovazione e ingaggio emotivo.</p>								</div>
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									<h6>Lei sostiene che essere un leader base sicura non è soltanto un insieme di competenze ma, anzitutto, un MODO DI ESSERE. Come riuscire a farlo proprio?</h6><p class="p1">Hai ragione &#8211; <i>questo tipo di leadership non riguarda solo ciò che fai ma anche chi sei.</i></p><p class="p1"><i>Ha inizio con come tu consideri te stesso e gli altri.</i><i></i></p><p class="p1"><i>Vedi il potenziale? Credi nel potere della relazione? Ti basi sul fatto che le persone vogliono crescere e che il tuo ruolo è di aiutarle a liberare le loro potenzialità?</i><i></i></p><p class="p1">Esercitare una Leadership “Secure Base” significa fare di questo sistema di pensiero la propria MENTALITÀ CONSOLIDATA.</p><p class="p1"><i>Devi dedicarti anzitutto al tuo sviluppo personale, comprendendo il tuo stile di attaccamento e regolando la tua emotività, e offrire costantemente sia attenzione che sfida.</i></p><p class="p1">Occorrono AUTOCONSAPEVOLEZZA, UMILTÀ e DISPONIBILITÀ A CAMBIARE, anche quando è difficile.</p><p class="p1"><i>Puoi sviluppare questo modo di essere attraverso una pratica deliberata e costante., la riflessione e il coraggio di affrontare i tuoi stessi ostaggi interni – che sono le convinzioni limitanti che ti bloccano.</i></p><p class="p1"><i>Le persone non solo ti seguiranno ma cresceranno grazie a te, perché sarai un leader in grado di guidarle a riscoprire il proprio valore.</i></p>								</div>
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									<h6>Quali sono le difficoltà tipiche?</h6><p class="p1">Una delle difficoltà maggiori è DISIMPARARE I MITI DEL POTERE.</p><p class="p1">Molti leader credono di dover dare sempre risposte, mostrare sempre forza e mai vulnerabilità. Questa mentalità impedisce la creazione di legami.</p><p class="p1">Un’altra è quella di AFFRONTARE I DOLORI IRRISOLTI &#8211; siano essi lutti, traumi o fallimenti passati &#8211; che altrimenti possono rendere ostaggio di uno stato di prigionia mentale.</p><p class="p1"><i>Non puoi essere una base sicura per gli altri se sei bloccato dalle tue stesse dinamiche interiori.</i></p><p class="p1">C’è poi la difficoltà di BILANCIARE L&#8217;ATTENZIONE E LA SFIDA. Alcuni leader mancano di fermezza, ed evitano conversazioni difficili, altri sono troppo severi, e trascurano l&#8217;importanza della sicurezza emotiva.</p><p class="p1">Individuare il &#8220;PUNTO DOLCE&#8221; della leadership, dove sono presenti sia il legame che il coraggio, richiede INTELLIGENZA EMOTIVA, CAPACITÀ DI LEGGERE IL CONTESTO e APPRENDIMENTO CONTINUO.</p><p class="p1">Serve comunque PAZIENZA.<br />Il cambiamento non avviene dall&#8217;oggi al domani. Ci vuole tempo per costruire fiducia, agire sulla cultura e aiutare le persone a esprimere il proprio potenziale. I leader che riescono sono quelli che perseverano nel dimostrare attenzione, chiarezza e coraggio.</p>								</div>
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									<h6>Ha incontrato casi di leader che MANCAVANO DI UNA PROPRIA BASE SICURA?</h6><p class="p1">Sì, anche troppo spesso.</p><p class="p1">Molti manager raggiungono posizioni di potere pur non avendo basi emotive sicure e profonde. Hanno un forte legame con obiettivi quali lo status, i risultati, il successo—ma poca o nessuna connessione emotiva con le persone.</p><p class="p1">Senza una solida base relazionale lo stile di leadership tende spesso al distacco, alla superiorità, sino all’indifferenza emotiva.</p><p class="p1">Questi leader giocano per vincere, sì, ma spesso a scapito della salute psicologica e della loro stessa realizzazione personale.</p><p class="p1">Mi viene in mente un brillante manager, esperto di analisi e processi per le decisioni,</p><p class="p1">che aveva sofferto un’infanzia priva di legami affettivi.</p><p class="p1">Le sue relazioni erano puramente transazionali, il suo team lo rispettava ma a livello emotivo in pochi si fidavano realmente di lui. Solo quando, attraverso il coaching e la riflessione, comprese come l’assenza di basi sicure nella sua crescita avesse impattato sul suo stile di leadership ebbe la possibilità di cominciare a ricostruirsi sul piano sia personale che professionale.</p><p class="p1">Il leader come “self-made men” è solo un mito.</p><p class="p1">Tutti i grandi leader che ho osservato hanno avuto il sostegno di basi sicure &#8211; persone o obiettivi &#8211; che li hanno supportati e ispirati.</p><p class="p1">Raramente un leader privo di solide basi psicologiche ha successo.</p>								</div>
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									<h6>Quali SEGNALI deve osservare un leader per capire se la base sicura che ha creato si sta indebolendo?</h6><p class="p1">Si tratta di segnali sottili, ma chiari.</p><p class="p1">Quando una base sicura è solida le persone manifestano energia, creatività, apertura, propensione al rischio, si impegnano fino in fondo e comunicano in modo sincero.</p><p class="p1"><i>Si fidano di te, sia per essere sostenuti che per essere sfidati.</i><i></i></p><p class="p1">Quando una base sicura comincia a indebolirsi i SINTOMI SI MANIFESTANO RAPIDAMENTE: le persone si chiudono emotivamente, crescono gli atteggiamenti difensivi, l’innovazione si arresta e l’intraprendenza cede il posto al conformismo.</p><p class="p1"><i>Osserva i comportamenti guidati dalla paura: </i>colpevolizzazioni, silenzi, eccessi di cautela. Sono segnali d’allarme che indicano che il team non si sente emotivamente al sicuro. <i>Potrebbe significare che le persone non si fidano delle tue intenzioni, oppure che ti sei concentrato troppo sulle performance e hai trascurato di coltivare le relazioni.</i><i></i></p><p class="p1">RICOSTRUIRE una base sicura parte dall’UMILTÀ e dalla capacità di FARE DOMANDE.</p><p class="p1"><i>Chiedi al tuo team: “Quanto ti senti al sicuro nell’esprimerti? Ti senti stimolato e supportato qui?”</i></p><p class="p1"><i>E poi ascolta, davvero.</i><i></i></p><p class="p1">Una base sicura non è statica ma deve essere rinnovata di continuo attraverso presenza, empatia, fiducia negli altri.</p>								</div>
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									<h6>Come riassumerebbe i consigli che darebbe a un leader che vuole essere una base sicura per il suo team?</h6><p class="p1">I miei consigli<i>?</i></p><p class="p1"><i>“Abbi profonda attenzione per ogni singola persona. Osa con coraggio. Mostrati in modo autentico e completo”.</i> Questa è &#8211; per me &#8211; l’essenza della leadership.</p><p class="p1">Poi: “<i>Sii la persona che vede il valore negli altri, soprattutto quando gli altri non lo vedono in sé stessi. Rimani calmo anche sotto pressione. Sii quella presenza che ancora e che ispira.</i></p><p class="p1"><i>Soprattutto, non dimenticare mai che la leadership non è una questione di controllo ma di connessione.</i></p><p class="p1"><i>Sii consapevole del tuo ‘SCENARIO INTERIORE’, perché non puoi dare ciò che non hai.</i></p><p class="p1"><i>Rinforza le tue basi sicure, rifletti sul tuo stile di attaccamento e lavora sulla tua crescita personale.</i><i></i></p><p class="p1"><i>La tua leadership diventerà non solo più efficace ma anche più umana.”</i></p>								</div>
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									<h6>Molto del Suo pensiero si concentra su principi psicologici che sono anche valori fondamentali nella vita organizzativa: potere delle relazioni, fiducia, sicurezza emotiva.<br />Come questi influenzano gli ambiti dell’APPRENDIMENTO, dello SVILUPPO DELLE COMPETENZE e del TALENT MANAGEMENT?</h6><p class="p1">Relazioni e fiducia sono anche una STRUTTURA DI SUPPORTO necessaria per l’apprendimento e lo sviluppo delle competenze.</p><p class="p1">Come abbiamo visto, quando le persone si sentono “al sicuro” il loro cervello passa da una modalità di sopravvivenza a una modalità “esplorativa” e questo crea le condizioni ottimali per l’apprendimento. Una base sicura &#8211; che sia un leader, un collega o un obiettivo condiviso &#8211; funziona come un supporto emotivo che INCORAGGIA le persone a mettersi in gioco e a sperimentare cose nuove, senza timore di essere giudicate.</p><p class="p1">Nel TALENT MANAGEMENT i leader possono sbloccare un grandissimo potenziale.</p><p class="p1">Non limitandosi a individuare competenze, ma coltivandole. Fornendo costantemente sfida e attenzione e un feedback costruttivo, fortemente teso allo sviluppo.</p><p class="p1">I leader possono modellare attivamente “l’Occhio della Mente” delle persone orientandolo dalla paura alle potenziali opportunità, dal dubbio al coraggio, favorendo così lo sviluppo di competenze e anche la crescita del carattere.</p><p class="p1">Come dicevo, la leadership non è legata al controllo ma è una questione di connessione.</p><p class="p1">Per gestire un talento è altresì necessario comprendere il CONTESTO EMOTIVO e PSICOLOGICO in cui quel talento deve crescere.</p><p class="p1">I leader devono rendere visibili e concretamente attivabili i fattori invisibili che generano la performance: CONVINZIONI, LEGAMI e MOTIVAZIONE.</p>								</div>
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									<h6>Un’osservazione attenta delle capacità individuali crea, quindi, opportunità di sviluppo. E un feedback in ottica costruttiva è essenziale perché una persona voglia “superarsi”.<br />Come possiamo usare il FEEDBACK e la VALUTAZIONE DELLE COMPETENZE per promuovere un MINDSET DI CRESCITA senza generare insicurezza?</h6><p class="p1">Tutto dipende dalle intenzioni.</p><p class="p1">Se diamo un FEEDBACK in ottica costruttiva e con un approccio di attenzione e di fiducia nel potenziale, questo non verrà percepito come una critica ma come una guida.<br />Qui il punto chiave è che il feedback non deve partire da ciò che non è andato bene, ma concentrarsi su CIÒ CHE È STATO APPRESO e su CIÒ CHE PUÒ ESSERE MIGLIORATO.<br />Questo approccio rafforza un MINDSET DI CRESCITA così come lo descriveva Carol Dweck: “LA CONVINZIONE CHE LE ABILITÀ POSSANO ESSERE SVILUPPATE attraverso l’impegno e l’apprendimento”.</p><p class="p1">Se accompagnata da una conversazione autentica, la valutazione delle competenze diventa uno potente strumento di AUTO SCOPERTA.<br /><i>Fai domande come: “Dove ti sembra che stai crescendo di più in questo momento?” e “Quale sfida ti farebbe evolvere ulteriormente”?<br /></i><i></i>E collocarla in un CONTESTO DI SICUREZZA e CRESCITA PERSONALE aiuta le persone a vedere le proprie capacità in evoluzione.</p><p class="p1">Occorre creare una CULTURA IN CUI IL FEEDBACK è un dono: qualcosa che afferma il valore della persona mentre ne sfida il potenziale.<br />Questo non è semplice, in culture orientate alla performance, ma è l’unico modo per SOSTENERE LA CRESCITA SENZA MINARE LA FIDUCIA.</p>								</div>
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									<h6>Come la creazione di un legame sicuro può supportare le persone in un contesto di UPSKILLING?</h6><p class="p1">L’upskilling può scatenare PAURA: di non essere all’altezza, di restare indietro o di rivelare incompetenza. Un legame sicuro la neutralizza.</p><p class="p1">Se le persone sanno che il loro leader si occupa, sostiene e crede in loro saranno più propense a superare ogni disagio e ad aprirsi al cambiamento. <br />Di nuovo: è il cervello che spostandosi dalla percezione di una “minaccia” a quella di una “opportunità” rende l’apprendimento stimolante e non più intimidatorio.</p><p class="p1">Concretamente questo significa che durante i momenti di apprendimento è fondamentale che i leader mostrino VICINANZA.<br /><i>Offri incoraggiamento, riconosci l’impegno, condividi il tuo stesso percorso di crescita e, cosa più importante, non intervenire mai per “salvare” qualcuno ma solo per responsabilizzarlo.<br /></i><i>Lascia che le persone affrontino da sé ogni tensione ma resta loro accanto e segnala fiducia nella loro capacità di riuscire.</i></p><p class="p1">Qui il LEGAME diventa il ponte che collega il SÉ ATTUALE al SÉ POSSIBILE.<br />Ecco perché le più efficaci STRATEGIE DI UPSKILLING non sono soltanto tecniche ma anche RELAZIONALI.</p>								</div>
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									<h6>Autoconsapevolezza e resilienza sono fondamentali per superare la vulnerabilità legata a un processo di RESKILLING. Quali consigli daresti?</h6><p class="p1">La paura è naturale e la sfida non è eliminarla, ma trasformarla.</p><p class="p1">Qui il mio consiglio parte dal darle un nome.<br /><i>Scrivila. Dilla ad alta voce. “Metti il pesce sul tavolo”, come dico io.</i><i></i></p><p class="p1"><i>Poi chiediti: qual è il costo di non cambiare? Cosa potrebbe diventare possibile se affrontassi questa paura? E chi può accompagnarmi in questo viaggio, chi sono le mie basi sicure?</i></p><p class="p1"><i>Poi, agisci.<br /></i>L’azione è un antidoto della paura. I PICCOLI PASSI generano fiducia.</p><p class="p1">Anche la VISUALIZZAZIONE aiuta:<i> immagina di riuscire, anche prima di riuscirci davvero.</i></p><p class="p1"><i>E rifletti sui momenti in cui in passato sei già cresciuto grazie al cambiamento.<br /></i>Anche quei RICORDI possono diventare basi sicure.</p><p class="p1">Il nostro cervello è costruito per resistere al rischio ma con sufficienti basi sicure possiamo superare questo istinto e abbracciare le opportunità.</p><p class="p1"><i>E ricorda: il coraggio non è assenza di paura.<br /></i><i></i>È andare avanti nonostante la paura, con chiarezza, convinzione e con supporto.</p>								</div>
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									<h6>Come consigli di coltivare una mentalità di CONTINUOUS LEARNING?</h6><p class="p1"><i>Anzitutto, rendi l’organizzazione una base sicura.<br /></i>Questo richiede di creare una CULTURA in cui le persone si sentono sia al SICURO che ISPIRATE A CRESCERE.<br />La sicurezza nasce da fiducia, comfort psicologico e relazioni significative.<br />La spinta alla crescita richiede sfida a migliorarsi, assunzione di rischio ed esplorazione di nuove idee.</p><p class="p1">Tutto ciò non si crea con le politiche ma deriva dalle persone e in particolare dai LEADER che danno ESEMPIO di APPRENDIMENTO, CURIOSITÀ e VULNERABILITÀ.<br />Peter Senge ha identificato le cinque competenze chiave della LEARNING ORGANIZATION: pensiero sistemico, padronanza personale, modelli mentali, visione condivisa e apprendimento di gruppo.<br />Ritengo che ciascuna di esse richiede il sostegno della SICUREZZA EMOTIVA e del CORAGGIO DI OSARE.</p><p class="p1"><i>Parti dal piccolo.<br /></i>Un leader dovrebbe sempre condividere ciò che sta imparando, chiedere al team quali intuizioni sta maturando, rendere la riflessione parte della routine.</p><p class="p1">Non si crea una cultura dell’apprendimento con le norme, ma con l’ESEMPIO.<br /><i>Quando le persone ti vedono accettare gli errori, porre domande e crescere con trasparenza, faranno lo stesso.</i></p>								</div>
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									<h6>Anche un MISMATCH DI COMPETENZE tra un individuo e il suo ruolo può generare frustrazione e ansia. Come aiutare a non perdere la motivazione e impegnarsi a migliorare?</h6><p class="p1">Il disagio generato dal disallineamento di competenze tra un individuo e il suo ruolo è delle forme più silenziose e pericolose di PERDITA D&#8217;INGAGGIO. Spesso le persone non dicono, quando il loro lavoro non è in linea con i loro punti di forza, ma iniziano a disconnettersi emotivamente.</p><p class="p1"><i>Come leader è tua responsabilità accorgertene per tempo e intervenire, senza critiche e con curiosità:</i> “<i>Quali aspetti del tuo ruolo divorano il tuo tempo e le tue energie e quali, invece ti entusiasmano?</i>”</p><p class="p1">Poi, <i>scegli insieme a loro nuovi incarichi sfidanti e allineati con le loro potenzialità.</i><i></i></p><p class="p1"><i>E offri feedback, attraverso la lente della fiducia.</i></p><p class="p1"><i>‘Vedo in te questa capacità. Troviamo un modo per usarla di più?’</i><i></i></p><p class="p1">La MOTIVAZIONE nasce quando le persone sentono non solo di sopravvivere, ma di svilupparsi in direzione di un futuro che le entusiasma.</p><p class="p1"><i>E ricorda che un Leader deve sempre ricercare il potenziale, anche quando appare sepolto sotto la mancanza di ingaggio.</i><i></i></p><p class="p1">Quando si sentono considerate e valorizzate le persone iniziano a vedere nuove possibilità, anche dentro sé stesse.</p><p class="p1">Da qui prende il via la loro trasformazione.</p>								</div>
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									<h6>Come aiutare le persone a non temere e utilizzare efficacemente le tecnologie IA?</h6><p class="p1">L’ascesa dell’IA è un’opportunità ma anche una fonte di paura: le persone temono di non riuscire a stare al passo e di essere sostituite.</p><p class="p1">Affrontare questa sfida richiede di PUNTARE ANCORA DI PIÙ SULLA CONNESSIONE UMANA. Un leader deve aiutare a comprendere non solo ciò che l’IA è in grado di fare ma anche ciò che solo gli esseri umani possono offrire. EMPATIA, CREATIVITÀ, RELAZIONI, INTUIZIONE: ovvero gli AMBITI IN CUI OGGI È URGENTE CRESCERE.</p><p class="p1">Possiamo generare sicurezza attraverso la CHIAREZZA.</p><p class="p1"><i>Illustra perché si adotta l’IA e in che modo può &#8211; non sostituire ma – supportare le persone</i>.</p><p class="p1"><i>Offri FORMAZIONE</i> <i>non solo sullo strumento ma anche sulla MENTALITÀ</i>.</p><p class="p1">‘<i>Quale nuovo valore posso portare ora che questo compito è automatizzato?</i>’</p><p class="p1"><i>Inquadra i cambiamenti in atto come un’OPPORTUNITÀ DI REINVENTARSI</i> <i>e accompagna le persone nella loro transizione emotiva, dando loro attenzione.</i></p><p class="p1"><i>La tua presenza e rassicurazione significheranno più di qualsiasi tutorial tecnico.</i><i></i></p><p class="p1">Quando le persone si sentono ancorate a una base sicura sono pronte ad affrontare ciò che non conoscono.</p>								</div>
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									<h6>Sei mai stato guidato da qualcuno che ti ha dedicato attenzione, ti ha liberato dalle paure che ti bloccavano, ti ha fatto sentire al sicuro e ti ha spinto a osare e a raggiungere obiettivi che consideravi impossibili?</h6><p class="p1">Assolutamente sì.<br />Dan, il mio mentore all’inizio della mia carriera di negoziatore di ostaggi.<br />Avevo delle FORBICI PUNTATE ALLA GOLA ed era stato lui a chiedermi di intervenire.<br />Ero terrorizzato e quando tutto finì, esplosi: “<i>Come hai potuto mandarmi lì dentro!</i>”<br />Dan rispose semplicemente: “<i>George, eri la persona giusta.</i>”<br />Quel momento ha trasformato la mia vita.</p><p class="p1">Lui credeva in me anche quando io non credevo in me stesso.<br />Non mi ha dato solo responsabilità, ma FIDUCIA. Mi trattava da pari, rimaneva calmo, vedeva in me il potenziale che io non vedevo. Era la mia base sicura.<br />La sua presenza, la sua calma e la sua fiducia si sono trasformate in una voce interiore che sento ancora oggi nei momenti di difficoltà: “<i>Ce la puoi fare</i>”.</p><p class="p1">Il suo stile di leadership incarnava tutto ciò che ho formalizzato nel concetto di <i>Secure Base Leadership</i> e questa esperienza è il motivo per il quale sono così tanto appassionato nell’aiutare altri a diventare delle basi sicure. Perché ho vissuto in prima persona la trasformazione che questo può generare.</p><p class="p1">La leadership consiste nel plasmare vite, non solo nell’ottenere risultati.</p>								</div>
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									<h6>E cosa La ha ispirata a scrivere Care to Dare?<br />Ha ricevuto feedback sorprendenti dai lettori?<br />Se riscrivesse il libro oggi cambierebbe qualcosa?</h6><p class="p1"><i>Care to Dare</i> è nato da una vita di esperienze, in psicologia clinica, nelle negoziazioni con ostaggi e nelle sale riunioni di tutto il mondo.</p><p class="p1">Ho potuto osservare degli SCHEMI RICORRENTI.<br />Che si trattasse di un CEO, di un negoziatore o della vittima di un trauma i principi erano gli stessi: le persone si trasformano quando si sentono protette e ispirate dal profondo a crescere.<br />Volevo condividere questo modello con chiunque fosse pronto a guidare delle persone con attenzione e con coraggio.</p><p class="p1">E sì, la risposta al libro mi ha sorpreso, non perché dubitassi dei principi ma perché mi ha confermato quanto profondamente le PERSONE RICERCANO CONNESSIONE, FIDUCIA e SENSO. Questa fame è universale.</p><p class="p1">Uno dei feedback più toccanti è arrivato da un manager senior che ha affermato “<i>Questo libro mi ha aiutato a sentirmi di nuovo umano</i>”. Un altro lettore mi ha detto che il libro lo ha aiutato a ricostruire il rapporto di fiducia con la figlia da cui era separato.<br />Ho capito che il messaggio andava oltre la leadership e stava toccando le vite.</p><p class="p1">Se dovessi riscrivere il libro oggi, probabilmente darei ancora più spazio al ruolo nella leadership della ricerca di ACCETTAZIONE DI SÉ e del RECUPERO DELL&#8217;EMOTIVITÀ.<br />Sono temi che il mondo è pronto ad accogliere con profondità.</p>								</div>
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									<h6>Cosa vuol dire essere OSTAGGIO psicologico della propria vita?</h6><p>Essere ostaggio non è soltanto uno stato fisico, è anche una condizione psicologica. Ho visto persone senza alcun “carceriere” vivere la propria vita nella paura, imprigionate da vecchie ferite, relazioni tossiche o loro narrazioni interiori.<br />Questo è l’atteggiamento da ostaggio: ti senti impotente, incapace di cambiare la tua situazione, bloccato nella passività o nella paura anche se tecnicamente hai delle scelte.</p><p>L’antidoto è liberarci e liberare gli altri dalle dinamiche da ostaggio.</p><p>Di qui la mia idea di “Secure Base Leadership”. Perché i leader possono, anche inconsapevolmente, tenere in ostaggio le persone con la PAURA, il CONTROLLO, il RICHIAMO o possono invece possono RENDERLE LIBERE offrendo sicurezza, ispirazione e sfida.</p><p>La metafora colpisce perché tutti almeno per una volta ci siamo sentiti bloccati e il mio lavoro consiste nel dare alle persone gli strumenti e il coraggio per liberarsi.</p><p>Comprendere questa dinamica permette ai leader di creare CULTURE DI EMPOWERMENT e non di controllo. Non si tratta soltanto di gestire persone ma di renderle libere di diventare CIÒ CHE SONO CAPACI DI ESSERE.</p>								</div>
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									<h6>Che cosa si è rivelato maggiormente efficace nella Sua esperienza per realizzare un cambiamento desiderato?</h6><p>Lo strumento più efficace l’”OCCHIO DELLA MENTE” ovvero la capacità di focalizzare l’attenzione e il suo potere. Ciò su cui ci concentriamo si espande.<br />Una base sicura aiuta a concentrare l’attenzione sulla crescita, le opportunità, la nostra forza, piuttosto che sulla paura, il fallimento o i nostri limiti.<br />Il cambiamento avviene quando adottiamo una diversa prospettiva e iniziamo a concentrarci sulle nostre potenzialità invece di guardare ai problemi.</p><p>E il cambiamento si favorisce attraverso le relazioni. NESSUNO CAMBIA DA SOLO.<br />Servono legami, dialogo e conferme positive coerenti</p><p>Quando un leader riflette sui tuoi punti di forza, sfida i tuoi limiti e ti resta accanto nelle difficoltà, la tua mentalità cambia.<br />Non si tratta di magia—ma di neuroscienze, psicologia e amore in azione.</p><p>Quindi, se vuoi guidare il cambiamento INIZIA DA COME LE PERSONE VEDONO SÉ STESSE.<br />Poi, aiutale a guardare oltre.</p><p>Ecco qual è il cuore della leadership: accompagnare le persone nel coltivare il coraggio di superare i propri limiti.</p>								</div>
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									<h6>Ti è piaciuto l&#8217;articolo?</h6><p>Condividilo con le persona a cui potrebbe interessare</p>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Contenuti correlati</h3>				</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.viblio.com/interviste-it/leadership-e-sicurezza-emotiva/">Leadership e sicurezza emotiva</a> proviene da <a href="https://www.viblio.com">Viblio</a>.</p>
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		<title>Perché i progetti di ristrutturazione aziendale sono così difficili?</title>
		<link>https://www.viblio.com/approfondimenti/perche-i-progetti-di-ristrutturazione-aziendale-sono-cosi-difficili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Sedani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 10:39:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.viblio.com/?p=3115</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un mercato in continua evoluzione, le aziende hanno come imperativo diventare agili ed evolvere, spesso attraverso progetti di trasformazione, il rischio di rimanere fermi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.viblio.com/approfondimenti/perche-i-progetti-di-ristrutturazione-aziendale-sono-cosi-difficili/">Perché i progetti di ristrutturazione aziendale sono così difficili?</a> proviene da <a href="https://www.viblio.com">Viblio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3115" class="elementor elementor-3115" data-elementor-post-type="post">
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									<p>In un mercato in continua evoluzione, <strong>le aziende hanno come imperativo diventare agili ed evolvere</strong>, spesso attraverso progetti di trasformazione,<strong> il rischio di rimanere fermi è la perdita di vantaggi competitivi e nei casi peggiori il fallimento.</strong></p><p>Le statistiche, ci dicono che <strong>la maggior parte dei progetti di trasformazione aziendale non raggiunge i risultati sperati</strong>. Tony Saldanha, basandosi su ricerche di McKinsey e PwC, sottolinea come ben il<strong> 70% di queste iniziative fallisca</strong>, nonostante gli ingenti investimenti.</p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Perché così tante trasformazioni falliscono?</h2>				</div>
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									<p>Le ragioni dietro questi insuccessi sono molteplici, ma <strong>due fattori</strong> emergono con particolare evidenza:</p>								</div>
				</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">1. Allineamento Strategico: La Base per una Trasformazione Efficace</h3>				</div>
				</div>
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									<p>L&#8217;<strong>allineamento strategico</strong> è il processo che permette di <strong>armonizzare le strategie aziendali</strong> con le risorse, i processi e le competenze necessarie per <strong>raggiungere gli obiettivi</strong>. <br /><span style="text-align: var(--text-align); font-size: 1.2rem;">Questo significa integrare le attività operative in coerenza con i piani strategici, assicurando che ogni elemento dell&#8217;organizzazione contribuisca al successo a lungo termine, comprendendo il perché.</span></p><p>Tony Saldanha, nel suo libro &#8220;Why Digital Transformations Fail&#8221;, identifica <strong>cinque pilastri</strong> cruciali &#8211; che tutti conosciamo &#8211; per <strong>evitare il fallimento</strong> delle trasformazioni digitali:</p><ul><li><strong>Definire una strategia chiara:</strong> Una visione ben definita e una strategia solida sono essenziali per guidare l&#8217;intero processo di trasformazione. Consigliamo il libro <em>Made to stick</em> dei fratelli Heath, per approfondire l’argomento.</li><li><strong>Coinvolgere attivamente le persone:</strong> Il successo dipende dalla partecipazione di tutti gli stakeholder, dai dipendenti ai clienti. Dal tempo 0, il tempo di latenza senza un coinvolgimento attivo sui problemi da risolvere ed il perché crea i cosiddetti “Direttori Tecnici della Nazionale” tutti bravi a commentare e poco a mobilitarsi per raggiungere l’obiettivo comune.</li><li><strong>Adottare un approccio metodico:</strong> Un&#8217;esecuzione rigorosa e disciplinata è fondamentale per evitare di disperdere energie e risorse, 1% di miglioramento ogni giorno è meglio che 100% subito.</li><li><strong>Costruire competenze interne:</strong> Investire nello sviluppo delle competenze per sostenere la trasformazione nel tempo, questo passaggio, quando prende in considerazione anche gli interessi dei singoli, le loro leve motivazionali, avviene con una velocità superiore a 7 volte rispetto alle trasformazioni di competenze declinate top down in maniera meccanicista.</li><li><strong>Monitorare e adattare continuamente:</strong> La trasformazione è un viaggio, non una destinazione. È necessario monitorare i progressi e aggiustare la rotta quando necessario.</li></ul><div> </div><p>Nei miei 15 anni di esperienza come consulente strategica, ho visto da vicino alcuni progetti di trasformazione fallire a causa di <strong style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';">una mancanza di allineamento</strong><span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';"> (punto 2)e </span><strong style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';">sviluppo di competenze</strong><span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';"> (punto 4).<br /></span><strong>Una mancata sinergia</strong> tra la strategia di cambiamento e la sua traduzione di “senso” a tutti i livelli dell’organizzazione, crea dei freni, a volte invisibili, che <strong>rallentano o fermano la trasformazione</strong>.<br />In altre parole, se non si riesce a colmare il divario tra il &#8220;perché&#8221; della trasformazione e il &#8220;come&#8221; le persone devono agire e crescere per realizzarla, il rischio fallimento si raddoppia.</p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">2. Sviluppo delle Soft Skills, non solo Hard, coerenti con le sfide della trasformazione.</h3>				</div>
				</div>
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									<p>Alcuni delle più recenti ricerche del <a href="https://mitsloan.mit.edu/ideas-made-to-matter/soft-skills-training-brings-substantial-returns-investment" target="_blank" rel="noopener">MIT</a> evidenziano che investire nello sviluppo delle soft skills porti a notevoli ritorni sugli investimenti.<br />Quindi come <strong>costruire competenze</strong> per una trasformazione di successo?</p><ul><li><strong>Bilanciare investimenti tecnologici con lo sviluppo delle competenze di gestione:</strong> Accompagnare sempre all’implementazione di nuove tecnologie, una revisione dei flussi di interazione della stessa con tutto il personale che ne viene impattato, non solo direttamente. Lo sviluppo di competenze di gestione allargata sono spesso sottovalutati.</li><li><strong>Sviluppare soft skills nei professionisti più tecnici:</strong> Potenziare le capacità comunicative, empatiche e collaborative dei team più tecnici per facilitare l&#8217;integrazione e la gestione del cambiamento all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione a tutti i livelli, non solo in quelle figure in cui le soft skills sono più in vista.</li><li><strong>Promuovere l&#8217;apprendimento continuo:</strong> Adottare una cultura dell&#8217;apprendimento continuo, incoraggiando i dipendenti a espandere le proprie competenze e rimanere aggiornati sulle nuove tecnologie. I professionisti dell&#8217;apprendimento e dello sviluppo (L&amp;D) svolgono un ruolo chiave nel promuovere un ambiente in cui i dipendenti cercano attivamente opportunità per ampliare le proprie competenze, spesso i budget per queste attività sono percepiti come costi.</li><li><strong>Formazione e aggiornamento delle competenze verso tutti:</strong> Offrire programmi di formazione mirati e attività di coaching per trasmettere le conoscenze e competenze essenziali necessarie per operare prima, durante e post trasformazione, non solo verso le popolazioni che vengono formate in maniera ricorrente come ad esempio i talenti, i manager, etc.</li><li><strong>Promuovere una cultura organizzativa innovativa:</strong> Adottare una cultura organizzativa aperta al cambiamento e curiosa delle novità, attraverso programmi scelti dai propri dipendenti.</li><li><strong>Comunicazione trasparente e diffusa:</strong> Sostenere una comunicazione trasparente e diffusa all&#8217;interno dell&#8217;azienda</li><li><strong>Ascolto e coinvolgimento dei dipendenti:</strong> Superare la resistenza al cambiamento attraverso un approccio partecipativo che coinvolga i dipendenti, anche nell’identificazione ed implementazione delle soluzioni.</li></ul>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Conclusione</h2>				</div>
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									<p>Le trasformazioni spesso falliscono per impossibilità di allineare strategicamente tutte le persone coinvolte in maniera coerente con il proprio livello operativo, con gli strumenti adatti (<b>competenze</b>) e con una comunicazione chiara (<b>un perché comprensibile</b>).</p><p>Una <b>mancata sinergia tra la strategia di cambiamento e la sua traduzione di “senso”</b> a tutti i livelli dell’organizzazione, può creare dei freni, che potrebbero rallentano o fermano la trasformazione.</p><p><!-- notionvc: ae9b6818-3b2e-469a-957e-ba708f66832d --></p>								</div>
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		<title>La competenza del networking</title>
		<link>https://www.viblio.com/interviste-it/marco-vigini-arte-del-networking-tra-empatia-e-strategia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Sedani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 13:51:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fondatore di BNet2Connect (servizi e formazione sul networking) e ideatore delle Networking Gym . Autore di ‘Il Potere delle relazioni’ e ‘Networking e lavoro’. È</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.viblio.com/interviste-it/marco-vigini-arte-del-networking-tra-empatia-e-strategia/">La competenza del networking</a> proviene da <a href="https://www.viblio.com">Viblio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3581" class="elementor elementor-3581" data-elementor-post-type="post">
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					<div class="elementor-image-box-wrapper"><figure class="elementor-image-box-img"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.viblio.com/wp-content/uploads/2025/03/Vigini-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-image-3583" alt="Foto profilo Marco Vigini" srcset="https://www.viblio.com/wp-content/uploads/2025/03/Vigini-150x150.jpg 150w, https://www.viblio.com/wp-content/uploads/2025/03/Vigini.jpg 214w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></figure><div class="elementor-image-box-content"><p class="elementor-image-box-description">Fondatore di BNet2Connect (servizi e formazione sul networking) e ideatore delle Networking Gym . Autore di ‘Il Potere delle relazioni’ e ‘Networking e lavoro’. È Vice Presidente nazionale AIDP, ideatore e Direttore di BnetYoung, nata per creare un ponte tra scuola, giovani e mondo del lavoro grazie al capitale relazionale.</p></div></div>				</div>
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					<p class="elementor-heading-title elementor-size-default">Intervista a Marco Vigini a cura di Violena Paci</p>				</div>
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									<h6>Come definirebbe il concetto di network?</h6>
<p>Network è la rete di relazioni che ognuno di noi ha costruito nel tempo, in cui è inserito e di cui rappresenta uno snodo.</p>
<p>Tutti abbiamo un tesoro potenzialmente enorme, ma spesso dimenticato e/o sottovalutato, le nostre relazioni: legami forti, deboli, occasionali, dormienti di persone che non si sentono da tempo che, se governate con metodo e cura, all’interno di una cornice di valore, possono rappresentare un mix esplosivo.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Fare networking è una competenza o un talento naturale? È qualcosa che possiamo allenare?</h6>
<p>È una competenza complessa, da apprendere e rendere fruttuosa, nel lavoro come nell’esperienza quotidiana, fondamentale per comunicare le nostre competenze, per fare conoscere il nostro brand e il nostro valore, per sprigionare intelligenza collaborativa e creare sinergie.</p>
<p>Va formata, strutturata, allenata con metodo e costanza.</p>
<p>Potremmo paragonare le abilità di networking a una disciplina sportiva che richiede allenamento e addestramento per raggiungere performance elevate.</p>
<p>Occorre anzitutto:</p>
<p>-capire cos’è,</p>
<p>-attivarla</p>
<p>-darsi metodo e continuità</p>
<p>-misurarne l’impatto e il valore creati nel nostro ecosistema</p>								</div>
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									<h6>Perché è importante?</h6>
<p>In un mondo in cui tutto è interconnesso, l’individuazione di opportunità professionali e personali, le capacità, il successo e anche il benessere di una persona si elevano in modo esponenziale grazie al supporto della sua rete di relazioni.</p>
<p>Con un click ci si può collegare con chiunque nel mondo e rimanere connessi tutta la vita. E se i biglietti da visita invecchiano, le relazioni, online e di persona, sono sempre attive e piene di evoluzioni.</p>
<p>Grazie al potere di connessione e scambio generato dalle persone e tra le persone, il network è un vero e proprio capitale personale, potenzialmente in grado di fornire risposte cruciali in ogni campo e per la nostra vita.</p>
<p><em>L’Io elevato alla potenza del Noi consente di portare avanti sfide altrimenti impensabili.</em></p>
<p><em>E oggi il mondo è davvero troppo complesso per pensare di affrontarlo da soli.</em></p>
<p>Il potere delle relazioni prende alimento dal networking.</p>
<p>Fare networking permette di costruire relazioni significative e di creare opportunità uniche per noi e per le persone intorno a noi. Le finalità possono essere diverse, ma una non esclude l’altra, semmai si rafforzano.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Qual è la vera essenza del networking?</h6>
<p>Si fa networking:</p>
<ul>
<li>perché si ha piacere di farlo / con lo spirito di donare (come il GIVER di Adam Grant)</li>
<li>in modalità opportunistica / pensando solo al beneficio immediato e perdendo di vista la cornice più ampia di valore di sfondo in cui questo si inserisce (il TAKER)</li>
<li>con reciprocità di alimentazione (il MATCHER).<br /><br /></li>
</ul>
<p>La vera essenza del networking si realizza quando generiamo valore per gli altri e con gli altri.</p>
<p>L’attenzione e la creazione di valore per noi stessi e per gli altri è una strategia che rimane a prova di futuro, se non è fatta in modalità predatorie e/o esclusivamente utilitaristiche.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Cosa l&#8217;ha spinta a intraprendere la Sua esplorazione del networking?</h6>
<p>La mia missione è rendere il network accessibile a tutti e dimostrare che una persona timida e introversa (come ero io) può trasformare questa competenza complessa in un potente abilitatore di opportunità.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Se il networking è una competenza, quali sono le sue dimensioni fondamentali per generare valore?</h6>
<ul>
<li>c’è una dimensione più intima, profonda, relazionale, energizzante, che riguarda la persona</li>
<li>un’altra, più razionale, di metodologia, di KPI e misurazione<br /><br /></li>
</ul>
<p>Devono sintetizzarsi e <em>amarsi</em>.</p>
<p><em>Il genio della lampada ha bisogno di entrambe le dimensioni per potersi liberare e creare valore.</em></p>								</div>
				</div>
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									<h6>Quali elementi sono necessari per attivarla?</h6>
<p>Occorrono consapevolezza della struttura del proprio motore relazionale e dei circuiti di cui è composta, capacità di entrare in una dinamica positiva ed empaticamente sana con l’interlocutore, metodo nel definire il tipo di viaggio professionale o personale al quale applicare il network e le sue tappe, ovvero le persone che si vogliono frequentare e i luoghi giusti di prossimità, fisici e virtuali per farlo, rispetto ai propri obiettivi.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Perché non dobbiamo ricercare il solo beneficio immediato ed è, invece, importante adottare un approccio WIN WIN?</h6>
<p>Perché quando approcciamo le persone solo a fini utilitaristici otteniamo un segnale contrario e opposto.</p>
<p>Le persone non amano essere sfruttate e credo che l’approccio win win, fatto di reciproca e genuina voglia di creare ponti sia la modalità meno rischiosa e di maggiore valore per tutti.</p>
<p><em>Mentre, se sei un taker, non potrai fare a meno di trasmetterlo.</em></p>								</div>
				</div>
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									<h6><strong>Quali fattori vanno considerati per attivare con efficacia una relazione?</strong></h6>
<p>Anzitutto: la FIDUCIA che creo, il VALORE che porto, la REPUTAZIONE che mi circonda e il PROGETTO comune che desidero portare avanti.</p>
<p><em>Spesso il nostro brand ci precede ma noi dobbiamo sempre porci una domanda: come possiamo, insieme, creare reciprocamente maggior valore, per noi e le persone intorno a noi?</em></p>
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									<h6>Come condurre un COLLOQUIO DI NETWORKING, quali sono le sue caratteristiche e ritualità?</h6>
<p><em>Il colloquio di networking è un’arte e richiede competenze avanzate.</em></p>
<p>L’80% del successo è legato alle informazioni e alla PREPARAZIONE sul nostro interlocutore: maggiore è la preparazione, maggiori saranno le opportunità che potremo creare.</p>
<p>Nella gestione del colloquio occorre presidiare alcuni asset, anche comunicativi, insieme all’interesse e all’ingaggio che riusciamo a costruire nei dintorni del nostro progetto e su di noi.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Esistono delle regole per costruire “BENESSERE RELAZIONALE”?</h6>
<p>La regola che mi do quando <em>tengo</em> ad una persona è molto semplice: <em>non lasciare mai andare via una persona senza che si senta meglio di quando è arrivata.</em></p>								</div>
				</div>
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									<h6>Come possiamo MIGLIORARE il nostro approccio alla relazione?</h6>
<p>Suggerisco la PRATICA, l’AUTOMISURAZIONE e il FEEDBACK.</p>
<p>È importante aprirsi agli altri con grandi CURIOSITA’ e ASCOLTO, *mordersi la lingua* più volte per ascoltare e capire di più chi si ha di fronte, ricercare un feedback, come l’aria.</p>
<p><em>Il mondo che ci circonda è pieno di persone di valore, che hanno storie preziose da raccontarci e in cui possiamo ritrovarci, arricchirci e costruire qualcosa di nuovo.</em></p>
<p>Ma serve abilitare la giusta chiave: sta a noi fare un passo avanti verso di loro e non restare spettatori passivi di fronte ad una relazione, se ci sono le giuste premesse e valori (anche per creare un mondo migliore).</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Quali consigli offrirebbe a chi è naturalmente riservato per vincere la propria TIMIDEZZA?</h6>
<p>Anche le persone più timide e introverse possono gestire in modo sereno, efficace e strategico le proprie relazioni, sino a raggiungere traguardi importanti.</p>
<p>Serve semplicemente DECIDERE di fare network, darsi un METODO, allenarsi, raccogliere FEEDBACK e migliorarsi ogni giorno: ce la giochiamo tutti sui singoli centimetri con cui avanziamo ogni giorno.</p>
<p><em>E se sentiamo di essere ancora incerti possiamo sempre circondarci di persone più brave di noi e imparare da loro.</em></p>								</div>
				</div>
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									<h6>Che valore hanno concetti quali la gentilezza, la gratitudine, sino alla spiritualità?</h6>
<p>Associato alla parte più nobile di questa competenza è ringraziare e ricordarsi le persone che hanno contribuito alla propria crescita.</p>
<p>Siamo un po&#8217; troppo spesso nella modalità rivendicativa (quello che non ho, quello che non mi danno, quello che non ho fatto). Serve cambiare visione e approccio ed entrare anche nella modalità RICONOSCENTE, non dando per scontati i tanti doni e attenzioni che riceviamo, a volte senza nemmeno rendersene conto.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Potrebbe chiarirci il ruolo dei “LUOGHI”, fisici o online, in cui fare networking e come vanno selezionati?</h6>
<p>I luoghi in cui fare networking devono discendere dai propri obiettivi, professionali e/o personali.</p>
<p>Se, ad esempio, voglio cambiare lavoro e settore, devo identificare i luoghi, diversi da quello attuale, dove iniziare ad acquisire informazioni in relazione alle competenze utili rispetto al luogo che ho definito di volere frequentare come nuovo scenario professionale.</p>
<p>Se invece l’obiettivo è puramente di arricchirsi e ispirarsi, allora la mappatura di luoghi e interlocutori ai quali arrivare saranno diversi.</p>
<p>Questo <em>tracciato</em> può consentire di iniziare a fare network alle persone che non sanno da dove partire.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Come definirebbe una COMMUNITY?</h6>
<p>In una community, organizzativa o personale, si <em>sintetizzano</em> una serie di elementi per i quali il singolo si riconosce in un processo e dimensioni più ampie, quali valori e/o interessi e/o passioni comuni.</p>
<p>In una comunità coesa e forte l’io deve fa spazio ad un noi più forte e potente che deve rinnovarsi ad ogni atto di comunità.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Una volta costruita una rete di contatti, cosa è necessario per mantenerla ATTIVA e significativa nel tempo?</h6>
<p><em>Il network va tenuto caldo e serve anzitutto essere nella condizione mentale di farlo sempre, evitando di ritrovarsi a riattivarlo solo nel momento del bisogno.</em></p>
<p>Deve diventare un&#8217;abitudine, un mindset, un allenamento, una pratica, nei giusti ambienti sia fisici che virtuali (perché i luoghi contano) e con le giuste persone.</p>
<p><em>Serve anche capire come mantenere sempre accesa la fiamma, che altrimenti si spegne facilmente facendoci entrare nella curva dell&#8217;oblio.</em></p>
<p>La relazione è energivora, ha bisogno di cure e di tempo, e ne abbiamo sempre meno, per cui bisogna fare i conti con i propri tempi e le proprie priorità, e cercare di aggregare persone che in qualche modo possono trarne giovamento. Qui tornano un pò l’approccio win win e il concetto di comunità.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Quali ERRORI commettiamo più di frequente nel cercare di costruire e di mantenere attiva la nostra rete di contatti?</h6>
<p>L’errore che vedo diffuso è voler ottenere RISULTATI IMMEDIATI e dimenticarsi di alimentare il proprio network perché <em>si sta bene</em> o <em>non se ne ha un bisogno immediato</em>.</p>
<p><em>La società è fluida e le situazioni oggi evolvono molto velocemente.</em></p>
<p>L’errore più grande è iniziare a coltivare il network nel MOMENTO DEL BISOGNO, e qui spesso è troppo tardi.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Il concetto di NETWORK ECONOMY esiste già da alcuni decenni: Lei ritiene che oggi le aziende sviluppino adeguatamente questo asset strategico?</h6>
<p>Le aziende hanno scoperto che una percentuale crescente di innovazione e di vantaggi provengono dall’esterno della propria organizzazione, laddove gli stakeholder, fino a poco tempo fa trascurati e lasciati fuori dai radar aziendali, diventano anche risorsa di interconnessione e opportunità.</p>
<p>Lo STAKEHOLDER ENGAGEMENT – differenziato per gruppi, strutturato e fiduciario – diventa così risorsa strategica e faro per migliorare i processi che portano ad eccellenze operative e a sviluppi del business imprescindibili per rimanere competitivi sul mercato.</p>
<p>Come aziende abbiamo il dovere di creare visioni più innovative e audaci del futuro rispetto al nostro network: la coazione a competere è ormai insostenibile e la parola insieme imprescindibile come nuovo orizzonte di senso e forma di civiltà alternativa, in cui costruire anche nuovi percorsi professionali e modelli di business.</p>
<p>In definitiva, il dono che crea valore, come spirito e forma della relazione tra le persone, può e deve diventare una nuova logica ispiratrice dello stile dell’esistenza, anche per il business, e risvegliare la forma suprema di memoria che si chiama gratitudine.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Tornando ai luoghi: dal Suo osservatorio, quali sono, in generale, i vantaggi di Linkedin rispetto al networking?</h6>
<p><em>Linkedin può avere una grande potenza per conoscere e farsi conoscere</em>, infatti:</p>
<ul>
<li>consente di tenere una straordinaria TRACCIATURA di INFORMAZIONI e RELAZIONIche altrimenti sarebbe insostenibile (abbiamo poca quantità energetica informativa) e, se il profilo è chiaro, fornisce una rappresentazione di chi si ha di fronte, ovvero un vantaggio competitivo e risparmio di tempo</li>
<li>è una PIAZZA RILEVANTE per un professionista, perché si può vedere di cosa parla, i libri che ha scelto, i post che condivide, i contenuti che aggiunge, le persone che lo seguono, i valori che trasmette e tanto altro ancora</li>
<li>ha RIDOTTO le BARRIERE: se so che in una data piazza si parla di un tema che mi interessa, ci vado ed ho una ragionevole possibilità di ritrovarvi persone con i miei stessi interessi, e magari anche valori</li>
</ul>								</div>
				</div>
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									<h6>Il network è spesso associato proprio alla “piazza conversazionale” di Linkedin e gli interrogativi costanti sono:</h6>
<ul>
<li>
<h6>come rendere la nostra presenza distintiva e competitiva?</h6>
</li>
<li>
<h6>come governare le relazioni online in modo efficace?</h6>
</li>
<li>
<h6>conta più la quantità o la qualità?</h6>
</li>
</ul>
<p><em>Il network online può essere facile da attivare, più difficile è mantenerlo.</em></p>
<p><em>Ritorna la necessità di cura, tempo e continuità.</em></p>
<p>Un post in cui faccio sapere che ho fatto delle cose va bene, ma non può essere l&#8217;unica cosa.</p>
<p>Serve ricorrere alle teorie dei sistemi di relazione che ne sono alla base, per comprendere la potenza di un social professionale come LinkedIn.</p>
<p>Tanto più grande e fitta è la nostra rete di contatti, tanto maggiori sono le opportunità di crescita personale e professionale, ma è anche inutile avere 20.000 follower su LinkedIn se non si sa coltivare una relazione sana, genuina e di valore e si trasmette un’immagine di sé poco coerente e genuina.</p>
<p><em>Si può governare la propria presenza sui social, e non subirla, attraverso persone di qualità che sono sui social, proprio come nella vita reale.</em></p>
<p><em>Linkedin va guidato, senza farsi spaventare dal rumore chiassoso e andando sulle persone che interessano di più.</em></p>
<p>È come dire “vado in mille posti o vado dove so di trovare qualcuno che mi piace e dove posso trovare valore?”.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Ci sono PRATICHE che aiutano a costruire relazioni autentiche in un contesto digitale?</h6>
<p>Puntare alla qualità dei contatti, non solo alla quantità; condividere esperienze significative e informazioni utili; valorizzare il contributo degli altri, condividere post di valore e taggare gli autori, ringraziandoli sempre.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Quali sono gli ERRORI più comuni in chi fa networking su Linkedin?</h6>
<p>&#8211; Considerare Linkedin semplicemente come modalità autopromozionale e autocelebrativa rischia di creare nel tempo il vuoto intorno a noi, anche perché dopo un po’ le persone si stufano.</p>
<p>&#8211; Andare in balia della quantità massiva di informazioni che arrivano, rischiando di essere sballottati senza trovare valore.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Oltre che sulle piattaforme social professionali, DOV’E’ OPPORTUNO FARE NETWORKING?</h6>
<p>La partecipazione a eventi, conferenze e workshop specifici è un modo efficace di coltivare questa competenza e mantenere attive e reciproche relazioni che, altrimenti, cadrebbero nell’oblio.</p>
<p>Eventi di networking fisici e la partecipazione a community specifiche, di interesse personale e/o professionale diventano un asset fondamentale, come anche il caffè (o aperitivo o pranzo), che va però opportunamente preparato, per entrare in una dimensione diversa con l’interlocutore.</p>
<p>Il singolo “caffè” con una persona può cambiare la traiettoria, quando è stato voluto, curato, pensato e progettato con la massima cura e attenzione.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Come è nato il Suo secondo libro “Il potere delle relazioni”?</h6>
<p>È nato dalla voglia di insegnare la competenza del networking anche ai giovani.</p>
<p>Credo che creare una propria tribù, una rete di supporto cui affidarsi e di cui fidarsi sarà nei prossimi anni il punto d’arrivo di ogni professionista e manager, ma anche di un giovane che si affaccia al mondo del lavoro. Nei colloqui di lavoro verrà sempre più chiesto anche di quale rete disponiamo, su cui possiamo fare affidamento.</p>
<p><em>Stiamo passando da “che ruolo hai” a “di che rete disponi”.</em></p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<h6>Nel libro Lei parla di networking come competenza di vita, da abilitare per il successo e il benessere, da giovani a quando si è meno giovani.<br />In che modo una RETE DI RELAZIONI “SANA” influisce sul benessere personale e con quale predisposizione mentale possiamo crearla?</h6>
<p>Anche se raramente ci soffermiamo a pensarci, le modalità con cui ciascuno costruisce, modella, mantiene e valorizza le proprie connessioni personali è un elemento centrale della nostra esistenza e oltre al successo personale e lavorativo, può determinare anche il nostro benessere.</p>
<p><em>Le relazioni umane sono come fili di un tessuto: tessere legami saldi e duraturi consente di creare una trama fitta e resistente, in grado di sorreggere qualsiasi peso, resistere alle avversità della vita e anche creare un impatto significativo.</em></p>
<p>La predisposizione mentale adatta a creare un network “sano” è quella di “FARE LA DIFFERENZA” nella vita propria e degli altri”.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Lei ritiene che la scuola dovrebbe avere un ruolo rispetto al networking?</h6>
<p>Bisognerebbe insegnare la pratica del networking fin dalla scuola perché la consapevolezza delle connessioni è vitale per la competitività sul mercato del lavoro e per il benessere delle persone.</p>
<p>Uno studente non presente su Linkedin perde l’opportunità di capire come sta evolvendo e cosa sta accadendo nel mondo professionale grazie ai post e alle testimonianze di migliaia di professionisti iscritti, che potrebbe seguire o con cui venire in contatto.</p>
<p><em>E occorre cominciare da giovani a coltivare il nostro “giardino” di rapporti diretti e indiretti, e continuare a farlo per tutta la vita, sia nella dimensione fisica che in quella digitale.</em></p>								</div>
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									<h6>Oggi si parla molto di benessere e di longevità. Lei ritiene che con il progressivo invecchiamento della popolazione, le “società evolute” – magari anche i sistemi sanitari – presteranno maggiore attenzione all’importanza per le persone anziane di mantenere adeguate relazioni sociali?</h6>
<p>Le comunità di anziani più longeve al mondo dimostrano (Giappone e Sardegna) che insieme ad uno stile di vita “sano”, caratterizzato da un’attenta alimentazione e attività fisica, è un sistema di rete fiduciario che accompagna le persone nell’ultima parte della loro vita facendole sentire meno sole e con una comunità pronta ad aiutarle in caso di necessità.</p>								</div>
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									<h6>Quali sono i Suoi suggerimenti finali perché dal networking si riesca a <em>liberare il genio della lampada</em>?</h6>
<p>Sviluppare il networking richiede, anzitutto, consapevolezza di sé e delle relazioni, strategia e tantissima pratica e addestramento.</p>
<p>È importante imparare a comunicare efficacemente, ascoltare attivamente e dimostrare sincerità e interesse verso gli altri, creando ponti di valore reciproco.</p>
<p><em>Se unito a una genuina passione per le persone, il networking produce un mix davvero esplosivo.</em></p>
<p>Serve identificare e frequentare ambienti e circuiti adatti e diversi dal proprio habitat professionale abituale e servono l’abitudine e il mindset adatto a <em>mantenere accesa la fiamma</em> creando ponti e connessioni continue con la nostra rete.</p>
<p>Tra le diverse attività consiglio:</p>
<ul>
<li>definire una strategia di network e strumenti diversificati in funzione dei nostri obiettivi</li>
<li>adesione a una o più community, fisiche o virtuali, favorendo connessioni e scambi</li>
<li>presenza su LinkedIn distintiva e competitiva</li>
<li>associazionismo</li>
<li>frequentare una volta al mese una persona migliore di noi</li>
<li>a pranzo sempre con persone nuove e/o che frequentano circuiti diversi dai nostri</li>
<li>curare il proprio brand</li>
<li>cercare feedback per migliorarsi e capire l’impatto che abbiamo sugli altri</li>
<li>presidiare il processo quando si creano connessioni tra persone della nostra rete.</li>
</ul>								</div>
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									<h6>Ti è piaciuto l&#8217;articolo?</h6><p>Condividilo con le persona a cui potrebbe interessare</p>								</div>
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		<title>L&#8217;onboarding, potenziato dall&#8217;intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.viblio.com/interviste-it/mirko-puliafito-onboarding-personalizzato-con-lai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Sedani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Mar 2025 13:51:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.viblio.com/?p=3560</guid>

					<description><![CDATA[<p>Esperto di Innovazione e IA. CEO di Digitiamo, che sviluppa soluzioni di IA per la produttività e la relazione con i clienti e offre una</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.viblio.com/interviste-it/mirko-puliafito-onboarding-personalizzato-con-lai/">L&#8217;onboarding, potenziato dall&#8217;intelligenza artificiale</a> proviene da <a href="https://www.viblio.com">Viblio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3560" class="elementor elementor-3560" data-elementor-post-type="post">
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					<div class="elementor-image-box-wrapper"><figure class="elementor-image-box-img"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.viblio.com/wp-content/uploads/2025/03/Puliafito-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-image-3562" alt="Foto profilo di Mirko Puliafito" /></figure><div class="elementor-image-box-content"><p class="elementor-image-box-description">Esperto di Innovazione e IA. CEO di Digitiamo, che sviluppa soluzioni di IA per la produttività e la relazione con i clienti e offre una AI Business Academy. Già Product Director della piattaforma di formazione Docebo, insegna “Tecnologie innovative per lo sviluppo Web” nell’Università degli Studi dell’Insubria.</p></div></div>				</div>
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					<p class="elementor-heading-title elementor-size-default">Intervista a Mirko Puliafito a cura di Violena Paci</p>				</div>
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									<p><strong>L’IA sostituisce parte della gestione HR o la integra, potenziandola (o entrambe le cose)?</strong><br /><strong>Con quale approccio suggerisci di valutare il contributo delle tecnologie IA al ruolo e ai processi HR?</strong></p><p>L’IA non sostituisce la gestione HR, ma la trasforma e la potenzia, automatizzando le attività ripetitive e lasciando più spazio per l’aspetto umano e strategico della funzione.</p><p>Pensiamo ai processi HR come a un <em>continuum</em> che va dalle attività operative (screening CV, onboarding, gestione amministrativa) a quelle più strategiche (sviluppo talenti, engagement, cultura aziendale).</p><p>L’IA può intervenire su entrambi i livelli, ma con impatti diversi:</p><ul><li>Automatizza le attività a basso valore aggiunto, come la preselezione dei candidati, la gestione documentale o la risposta alle FAQ interne.</li><li>Supporta e potenzia le attività strategiche, fornendo insight basati sui dati, analisi predittive e strumenti per personalizzare il supporto ai dipendenti.<br /><br /></li></ul><p>L’IA è quindi un alleato, non un sostituto. Aiuta a rendere il lavoro degli HR più efficace e mirato, ma non può (e non deve) eliminare il ruolo dell’empatia, della negoziazione e della comprensione umana che caratterizzano questa funzione.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Come sei arrivato a occuparti di IA nei processi HR?<br /><!-- notionvc: f1b94314-8d53-4811-9994-55ea49a2481e --></h6>
<p>Mi sono avvicinato all’IA nei processi HR partendo da un’esigenza concreta: rendere più efficaci e personalizzati i percorsi di onboarding e formazione, superando le rigidità dei sistemi tradizionali. L’ho fatto in azienda e nel passato nella tecnologia, introducendo l’AI nella piattaforma LMS di Docebo.</p>
<p>Nel mio percorso, ho visto quanto fosse difficile garantire un’esperienza di inserimento che fosse davvero su misura per ogni persona. Spesso i processi HR si basano su regole standardizzate, checklist e documenti poco coinvolgenti, lasciando poco spazio a un’interazione dinamica e adattiva.</p>
<p>L’IA mi ha permesso di trasformare questo approccio: da un modello unidirezionale a un sistema che ascolta, apprende e risponde alle esigenze di ogni risorsa in tempo reale. Grazie all’analisi dei dati e agli strumenti di interazione avanzati, oggi possiamo creare percorsi di onboarding più intelligenti, formativi e stimolanti, dove la tecnologia è al servizio delle persone, e non viceversa.</p>
<p>In Digitiamo crediamo che l’IA non debba sostituire il tocco umano, ma amplificarne l’impatto. Lavoriamo per costruire soluzioni che aiutino le persone a crescere, integrarsi e sentirsi parte di un’organizzazione sin dal primo giorno.</p>								</div>
				</div>
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									<h6><span class="notion-enable-hover" data-token-index="0">Nella tua visione, quali elementi vanno considerati quando parliamo di onboarding?</span><!-- notionvc: d3e51899-4055-4485-9749-e4c6ad5c710f --><br /><!-- notionvc: dc8c8f75-127c-421b-95a7-6bc208f2cffe --></h6>
<p>L’onboarding interessa diversi elementi che oggi l’HR affronta in modo più o meno strutturato:</p>
<p>le hard e soft skill, l’allineamento rispetto alle aspettative, il training sulle procedure interne aziendali, il training sulle specificità dell&#8217;azienda, la formazione sulla sicurezza del lavoro, l’assesment della persona, il setting degli obiettivi, un eventuale continuo monitoraggio sull&#8217;andamento della figura nella posizione</p>
<p>Schematizzando, gli elementi chiave sono la valutazione, la formazione e l&#8217;allineamento con le aspettative legate al ruolo da ricoprire e con la cultura aziendale.</p>
<p>L’onboarding riguarda, quindi, un’esigenza di learning e un’esigenza, che io chiamo di post-assesment.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Quali sono le principali sfide dell&#8217;onboarding di nuove risorse rispetto a un processo di career improvement interno?<br /><!-- notionvc: b9289a88-0356-4d27-8e8e-53ab73b49885 --></h6>
<p class="p1">Per i trasferimenti interni l&#8217;onboarding può concentrarsi sulla formazione per il nuovo ruolo mentre per le assunzioni esterne c&#8217;è maggiore incertezza sulle competenze e sull’adattabilità della persona, per cui – in generale &#8211; sono opportuni una valutazione e un piano di onboarding più approfonditi.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Nella sua accezione tradizionale il concetto di onboarding è riferito al momento in cui una nuova figura si unisce all’azienda. Tu come lo definisci?<br /><!-- notionvc: b9289a88-0356-4d27-8e8e-53ab73b49885 --></h6>
<p>Nella nostra visione l’onboarding non è solo il primo passo di un nuovo dipendente in azienda, è un processo necessario in diversi scenari e che, posta un’assunzione o un aumento di carriera, fa in modo che la persona sia attiva e autonoma nel coprire un dato ruolo.</p>
<p>L’onboarding è quindi un processo continuo di integrazione, apprendimento e adattamento.</p>
<p>Tradizionalmente, viene visto come un insieme di attività per introdurre una nuova risorsa alla cultura aziendale, alle procedure e ai colleghi. Ma nella mia visione è un ecosistema dinamico, che non si esaurisce nei primi giorni o settimane, ma si estende nel tempo per garantire che la persona diventi davvero autonoma e performante nel suo ruolo.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>L’onboarding è più di un semplice benvenuto, è un acceleratore di efficacia.<br /><!-- notionvc: b9289a88-0356-4d27-8e8e-53ab73b49885 --></h6><p>Nel contesto moderno, possiamo distinguere tre livelli di onboarding:</p><ol><li><strong>Onboarding funzionale</strong> – Fornisce gli strumenti, le informazioni e la formazione necessarie per iniziare a lavorare</li><li><strong>Onboarding culturale</strong> – Favorisce l’allineamento con i valori, la visione e la mission aziendale</li><li><strong>Onboarding relazionale</strong> – Costruisce connessioni con il team e il network aziendale per accelerare l’integrazione<br /><br /></li></ol><p>In <em>Digitiamo</em>, vediamo l’onboarding come un processo adattivo e personalizzato, che riguarda diversi scenari e in cui l’IA gioca un ruolo fondamentale nel garantire che ogni persona riceva le informazioni e il supporto più adatti al proprio profilo e alle proprie esigenze.</p><p>L’obiettivo finale è quindi non solo far entrare qualcuno in azienda, ma metterlo nelle condizioni di dare il meglio di sé, nel minor tempo possibile e con la migliore esperienza possibile.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Lo consideri, quindi, un processo articolato, che come tale viene utilmente potenziato dall’IA<br /><!-- notionvc: b9289a88-0356-4d27-8e8e-53ab73b49885 --></h6>
<p>Assolutamente sì.</p>
<p>Non è un processo statico e uguale per tutti, ma deve essere articolato, flessibile e personalizzato in base al ruolo, all’esperienza pregressa e agli obiettivi della persona.</p>
<p>Articolato perché coinvolge diverse dimensioni: conoscenza dell’azienda, formazione tecnica, integrazione culturale, sviluppo delle soft skill e costruzione di relazioni interne. Un onboarding efficace non si limita a fornire informazioni, ma garantisce che la persona si senta parte attiva dell’azienda.</p>
<p>PERSONALIZZATO perché ogni persona ha un background, un’esperienza e uno stile di apprendimento differenti. Una figura junior ha bisogno di un supporto diverso rispetto a un senior, così come un profilo tecnico ha necessità diverse rispetto a un profilo commerciale.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>In che modo l’IA lo potenzia?<br /><!-- notionvc: b9289a88-0356-4d27-8e8e-53ab73b49885 --></h6>
<p>L’IA permette di scalare la personalizzazione e l’efficacia dell’onboarding in diversi modi:</p>
<ul>
<li>Percorsi su misura: analizza le competenze e le necessità per proporre contenuti formativi mirati</li>
<li>Accesso rapido alle informazioni: chatbot e digital twin aziendali rispondono in tempo reale a domande, evitando lunghe ricerche nei documenti</li>
<li>Monitoraggio dell’adattamento: analizza il coinvolgimento e i progressi della persona, segnalando eventuali difficoltà prima che diventino problemi</li>
<li>Supporto continuo: invece di un onboarding “a tempo” (es. prime due settimane), può garantire un affiancamento smart nei primi mesi di attività</li>
</ul>								</div>
				</div>
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									<h6>Parlavi non di assesment ma di post-assesment. Come mai?<br /><!-- notionvc: b9289a88-0356-4d27-8e8e-53ab73b49885 --></h6>
<p>Parlo di post-assesment perché dopo avere selezionato una persona, posto che la risorsa perfetta non esiste, ci sarà sicuramente un positivo pregresso che la persona porta e per il quale è stata selezionata, ma probabilmente anche qualche gap da colmare.</p>
<p>Questo vale sempre, ma soprattutto in caso di replacement, perché ci sarà un’aspettativa nei confronti della nuova risorsa, sia rispetto al contesto aziendale che anche rispetto allo specifico ruolo che la risorsa andrà a ricoprire.</p>
<p>Aggiungo che – cosa altrettanto importante &#8211; l’IA consente una ricaduta anche in termini di engagement della nuova risorsa, proprio perché pone un’attenzione davvero a misura della singola persona.</p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<h6>Qual è il possibile contributo dell’IA in questo caso?<br /><!-- notionvc: b9289a88-0356-4d27-8e8e-53ab73b49885 --></h6>
<p>L’IA consente di potenziare ciò che già si fa in risposta a queste esigenze, anzitutto perché è in grado di fornire una valutazione molto più accurata della persona in termini di competenze, ma anche di valori, di tratti di personalità, di interessi rispetto a quanto avvenuto nella fase di selezione.</p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<h6>Accennavi che nell’esaminare il processo di onboarding è opportuno considerare diversi scenari. Quali?<br /><!-- notionvc: b9289a88-0356-4d27-8e8e-53ab73b49885 --></h6>
<p>Ci sentiamo di differenziare tre casi specifici di onboarding, perché ciascuno ha dinamiche e criticità diverse, e richiede un approccio, processi e strumenti diversi. Nello specifico:</p>
<ul>
<li>Nuova persona | ruolo nuovo (rispetto al quale l’azienda non ha esperienza)</li>
<li>Persona interna | ruolo nuovo (carrier improvement)</li>
<li>Nuova persona | ruolo già esistente in azienda (replacement)</li>
</ul>
<p>L’IA può contribuire in modo mirato a rendere l’onboarding più efficace in ciascuno di essi.</p>								</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-0aba2b8 elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="0aba2b8" data-element_type="widget" data-widget_type="text-editor.default">
				<div class="elementor-widget-container">
									<h6><strong>Analizziamoli singolarmente.</strong></h6>
<ul>
<li>
<h6><strong>Nuova persona I ruolo nuovo</strong></h6>
</li>
</ul>
<h6><strong>Come realizzare un onboarding efficace per un ruolo rispetto al quale l&#8217;azienda non ha esperienza?</strong></h6>
<p>Se il ruolo è totalmente nuovo (<em>pensiamo, ad esempio alla creazione di un servizio marketing, precedentemente esternalizzato</em>) si farà maggiormente affidamento sulla nuova figura e su quanto si è appreso su di lei in fase di selezione.</p>
<p>Anche nell&#8217;impostare il nuovo ruolo ci si farà guidare da ciò che la nuova figura ha fatto nel passato.</p>
<p>In questo caso l’esigenza di un post-assesment dopo la selezione è apparentemente meno avvertita e meno controllabile: essendo il ruolo nuovo, manca il riferimento interno di un challenge, di una verifica, di un double check; e se anche dopo la selezione si facesse un post-assesment, la consapevolezza di cosa manca alla persona resterebbe comunque relativamente bassa.</p>
<p><em>Ti racconto un esempio “sulla mia pelle”: avevo deciso di introdurre una nuova figura di responsabile vendite e ho scelto una persona fidandomi della catena di conoscenze, delle persone che me ne parlavano e dell’head hunter che ci ha supportato. Ma in realtà mancava il fit della persona con i valori aziendali e mancavano anche delle skill relazionali, di approfondimento e tutta una serie di altre cose di cui noi stessi ci siamo potuti accorgere solo a valle di assesment successivi</em>.</p>
<p><em>Era il primo ruolo di quel tipo in azienda, non avevamo esperienza e guardandomi indietro probabilmente avrei dovuto fare cose molto diverse, scoprirlo molto prima, in fase di selezione o in fase di onboarding.</em></p>
<p>Né si può pensare di insegnare alla nuova figura un ruolo che non si conosce: c’è un unknown, non si sa esattamente cosa la persona farà in quel ruolo per cui non si sa come sarà opportuno integrarne le competenze.</p>
<p>Quindi, a meno di ricorrere ad advisor esterni &#8211; o magari allo stesso head hunter che ha supportato nell’hiring &#8211; non resterebbe che attendere i risultati.</p>
<p>Inoltre, se non ci si affida direttamente alla risorsa &#8211; perché è iper-skilled o perché nel suo ruolo deve produrre da subito &#8211; insieme ai percorsi aziendali per l&#8217;onboarding, può anche essere opportuno il ruolo di un coach esterno che aiuti e supporti la persona.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Cosa può fare in più l’IA per realizzare un efficace onboarding di una nuova risorsa per un ruolo del quale l&#8217;azienda non ha esperienza?</h6>
<p>In questo caso l’IA è quantomai efficace nel migliorare l&#8217;onboarding e può fare la differenza.</p>
<p>Infatti, mentre internamente all&#8217;azienda non si saprebbe definire esattamente cosa è giusto e cos&#8217;è sbagliato rispetto a un ruolo nuovo, l’IA è un occhio terzo che ha – invece – l&#8217;esperienza di tutti coloro che hanno già rivestito quello stesso tipo di ruolo, ed ha altresì costruito percorsi di apprendimento di conseguenza.</p>
<p>Ecco perché l’IA ci aiuta: mentre, tendenzialmente, l’HR è focalizzato anzitutto sulle persone all&#8217;interno dell&#8217;azienda, c&#8217;è invece, fortunatamente, un IA che ha l&#8217;esperienza di altri, che eredita e rende disponibile.</p>
<p>Quando le nostre possibilità di valutazione appaiono essere non sufficienti, ci si può fidare di uno strumento aperto ed esperto.</p>								</div>
				</div>
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									<ul><li><h6><strong>Persona interna I ruolo nuovo</strong></h6></li></ul><h6><strong>Quali sono i vantaggi e le sfide di un career improvement?</strong><!-- notionvc: 3f4a8037-447e-4add-a5bc-994bb5133589 --></h6><p>Possiamo considerare il caso del career improvement come un onboarding mascherato: la persona non è entrata da nuova in azienda ma ha solo cambiato ruolo. Quando si fa crescere una persona dall’interno ci sarà molto probabilmente un percorso di Mind the Gap. Ma non ci sarà, ovviamente, la parte di training sull&#8217;azienda.</p><p>Occorre un percorso di apprendimento che parte da un assesment delle skill della persona rispetto a quelle richieste dal nuovo ruolo. Si tratta, quindi, di un upskilling orientato a un career improvement.</p><p><em>Noi, ad esempio, abbiamo fatto evolvere una persona da Marketing Specialist a BDR, quindi a una figura che non fa solo pubblicazioni, post sui social … ma anche, diciamo, reach out. Gli abbiamo fatto fare un percorso di formazione, di evoluzione del suo profilo da A a B, dandogli tutti gli strumenti su “come fare cold call dove trovare le list, come porgersi, come fare un agent script, come gestire la dialettica con l&#8217;altra parte”. Sono tutte attività tipiche dell&#8217;upskilling orientato a un onboarding.</em></p><p>Per inciso: un career improvement può anche non passare da un upskilling: questo nel caso di sostituzione dall’interno di una figura già esistente: <em>se va via il CMO, e lo sostituisco con una persona del suo team, più junior ma che ha già date competenze, non è detto che occorra fare tanta attività di upskilling.</em></p><p>C’è poi l’upskilling totalmente libero: <em>quando facevo sistemi di LXP, si lasciava la risorsa libera di potersi formare, ad esempio su nuove tecnologie.</em></p>								</div>
				</div>
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									<h6>In che modo l&#8217;IA contribuisce a migliorare l’upskilling?<br /><!-- notionvc: 3f4a8037-447e-4add-a5bc-994bb5133589 --></h6>
<p>L&#8217;IA può migliorare l’upskilling personalizzando i percorsi di apprendimento in base alle competenze attuali e agli obiettivi della persona.</p>
<p>Attraverso l’analisi dei dati sulle performance e delle preferenze di apprendimento, può suggerire contenuti mirati, adattare la difficoltà degli esercizi e fornire feedback in tempo reale.</p>
<p>Inoltre, strumenti basati su AI possono fungere da coach virtuali, offrendo simulazioni pratiche, role-playing e consigli contestuali.</p>
<p>Questo permette una crescita professionale più fluida e aderente alle esigenze individuali e aziendali.</p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<ul>
<li>
<h6><strong>Nuova persona I ruolo già esistente in azienda</strong></h6>
</li>
</ul>
<h6><strong>Quali sono le criticità nel caso di replacement di una figura aziendale con una nuova persona?</strong></h6>
<p>Quando devo sostituire una figura aziendale &#8211; perché è andata via e non l’ho trovata internamente &#8211; con una nuova risorsa esterna (o anche quando aggiungo una risorsa esterna a un dato team) abbiamo il caso maggiormente complesso, che comprende i due precedenti.</p>
<p>Infatti, dopo avere selezionato una risorsa ci si aspetta che, insieme al proprio contributo, la nuova figura porti anche lo stesso tipo di contributo della risorsa che sostituisce, la quale &#8211; positivo o negativo che fosse &#8211; ha consolidato e abituato l’azienda a un certo tipo di apporto, di lavoro e di relazione.</p>
<p>In caso di replacement, quindi, c’è sempre una data aspettativa legata al ruolo di cui tenere conto.</p>
<p>Inoltre, al di là dell’aspettativa legata a uno specifico ruolo, è certo che da una persona nuova in azienda non ci si può aspettare un contributo in linea con il contesto aziendale come quello generato da chi all’interno di quel contesto già operava.</p>
<p>Di conseguenza, in ottica di onboarding è importante un assesment (da farsi nella stessa fase di onboarding o precedentemente nel caso in cui si sia fatto uno screening in fase di selezione e si sia consapevoli di cosa manca alla persona), a partire dal quale costruire un percorso di apprendimento per colmare quei gap che sicuramente la nuova figura ha rispetto a quella che c&#8217;era.</p>
<p>Questo consentirà di fornire alla persona gli strumenti che le servono e di averla il prima possibile disponibile, attiva e autonoma, senza dover ricorrere a un training on the job.</p>
<p>Training on the job che non sarebbe comunque possibile prevedere in anticipo rispetto all’assesment, dal momento che solo successivamente ci si accorgerebbe di date mancanze.</p>
<p>Inoltre, soprattutto nel caso di un empowerment del team interno, potrà essere opportuno anche un intervento di coaching.</p>								</div>
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									<h6>Come migliorare un replacement con l’IA?</h6>
<p>L’IA aiuta a gestire il replacement sia nella fase di selezione che nell&#8217;inserimento della nuova risorsa.</p>
<p>Può identificare i gap rispetto alla figura precedente e suggerire percorsi di onboarding personalizzati per ridurre il tempo di adattamento.</p>
<p>Inoltre, con il monitoraggio continuo delle performance e l’analisi delle interazioni nel team, l’IA può segnalare eventuali criticità nel processo di transizione, facilitando un allineamento più efficace tra la nuova risorsa e la cultura aziendale.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Come le aziende possono farsi supportare dall&#8217;IA per ottimizzare il processo di onboarding?</h6>
<p>L’IA consente di creare contenuti formativi e di fornire tutte e sole le informazioni e la formazione necessarie a ricoprire un dato ruolo.</p>
<p>Partiamo dal presupposto che qualsiasi onboarding richiede che l’azienda sia dotata di policy aziendali, che descrivono la vita e le regole al suo interno, come se fosse una società e di un percorso di allineamento per ogni specifico profilo (rispetto a quanto pubblicato in job-post o – comunque – rispetto all’esigenza per la quale si è deciso di inserire una risorsa).</p>
<p>Quello che succede oggi è che le aziende hanno una serie di manuali, appunti, base dati, documenti dove portano questo tipo di informazioni. Che si tratti di Notion o in una cartella Office 365 o di Google Drive, o di documenti di compliance condivise o, nelle aziende più strutturate, di una base dati precostituita con tutte le direttive aziendali, oggi gli strumenti sono tendenzialmente documenti.</p>
<p>Quindi quello che succede oggi è che si dà accesso alla conoscenza del momento, con l’invito a leggerla e digerirla, in qualche modo.</p>
<p>Se si tratta di video, di brevi pillole nel percorso di onboarding, queste vengono viste (<em>come succede ad esempio da noi</em>), ma se ho delle normative o delle policy aziendali su centinaia di pagine e centinaia di documenti (<em>come ci succede dai nostri clienti</em>) è chiaro che nessuno se le andrà a leggere, anche perché poi sarebbe molto difficile l&#8217;accesso ed è impossibile ricordarsi tutto.</p>
<p>Quello che la tecnologia mette a disposizione, su strumenti sempre più accessibili a livello enterprise, è la possibilità lato HR di creare una base di conoscenza di tutta questa informazione, metterla su un database condiviso, quindi renderla più accessibile, costruirci sopra un bot di interazione (<em>abbiamo dei clienti, l&#8217;abbiamo realizzato e funziona molto bene</em>) e darne l&#8217;accesso alle persone, dicendo loro: “ok io ti ho fatto la formazione fino a qui, avresti dovuto fare accesso a queste centinaia di documenti, e accetto il fatto che tu non lo abbia fatto, perché è impossibile e non lo farebbe quasi nessuno. Però nel momento in cui hai una domanda sono qui a disposizione, mi fai una domanda, accedo alla stessa base di conoscenza e ti fornisco la risposta”.</p>
<p>Abbiamo osservato che questa è, effettivamente, un’ottima evoluzione dell’accessibilità dell&#8217;informazione, che snellisce l&#8217;onboarding, perché permette di togliere dei contenuti troppo pesanti e magari inutili in una fase iniziale, consentendo di limitarsi a quelli essenziali, e sposta a un supporto H24 tutto ciò che in quella primissima fase non è necessario e sarebbe anche disingaggiante.</p>
<p>L’IA può aiutare anche nel creare contenuti e percorsi di apprendimento per portare tutti allo stesso livello, da associare a un’attività di onboarding e nell’animarli se si vogliono realizzare dei video informativi.</p>
<p><em>In Digitiamo abbiamo per ognuna delle principali figure professionali delle pillole di approfondimento del “come lo facciamo noi in maniera diversa rispetto agli altri”</em>.</p>
<p>Si possono creare facilmente contenuti &#8211; sia video che non video –– di studio o di interazione diretta con un digital twin.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Come le aziende possono farsi supportare dall&#8217;IA per ottimizzare il processo di onboarding?</h6>
<p>L’IA consente di creare contenuti formativi e di fornire tutte e sole le informazioni e la formazione necessarie a ricoprire un dato ruolo.</p>
<p>Partiamo dal presupposto che qualsiasi onboarding richiede che l’azienda sia dotata di policy aziendali, che descrivono la vita e le regole al suo interno, come se fosse una società e di un percorso di allineamento per ogni specifico profilo (rispetto a quanto pubblicato in job-post o – comunque – rispetto all’esigenza per la quale si è deciso di inserire una risorsa).</p>
<p>Quello che succede oggi è che le aziende hanno una serie di manuali, appunti, base dati, documenti dove portano questo tipo di informazioni. Che si tratti di Notion o in una cartella Office 365 o di Google Drive, o di documenti di compliance condivise o, nelle aziende più strutturate, di una base dati precostituita con tutte le direttive aziendali, oggi gli strumenti sono tendenzialmente documenti.</p>
<p>Quindi quello che succede oggi è che si dà accesso alla conoscenza del momento, con l’invito a leggerla e digerirla, in qualche modo.</p>
<p>Se si tratta di video, di brevi pillole nel percorso di onboarding, queste vengono viste (<em>come succede ad esempio da noi</em>), ma se ho delle normative o delle policy aziendali su centinaia di pagine e centinaia di documenti (<em>come ci succede dai nostri clienti</em>) è chiaro che nessuno se le andrà a leggere, anche perché poi sarebbe molto difficile l&#8217;accesso ed è impossibile ricordarsi tutto.</p>
<p>Quello che la tecnologia mette a disposizione, su strumenti sempre più accessibili a livello enterprise, è la possibilità lato HR di creare una base di conoscenza di tutta questa informazione, metterla su un database condiviso, quindi renderla più accessibile, costruirci sopra un bot di interazione (<em>abbiamo dei clienti, l&#8217;abbiamo realizzato e funziona molto bene</em>) e darne l&#8217;accesso alle persone, dicendo loro: “ok io ti ho fatto la formazione fino a qui, avresti dovuto fare accesso a queste centinaia di documenti, e accetto il fatto che tu non lo abbia fatto, perché è impossibile e non lo farebbe quasi nessuno. Però nel momento in cui hai una domanda sono qui a disposizione, mi fai una domanda, accedo alla stessa base di conoscenza e ti fornisco la risposta”.</p>
<p>Abbiamo osservato che questa è, effettivamente, un’ottima evoluzione dell’accessibilità dell&#8217;informazione, che snellisce l&#8217;onboarding, perché permette di togliere dei contenuti troppo pesanti e magari inutili in una fase iniziale, consentendo di limitarsi a quelli essenziali, e sposta a un supporto H24 tutto ciò che in quella primissima fase non è necessario e sarebbe anche disingaggiante.</p>
<p>L’IA può aiutare anche nel creare contenuti e percorsi di apprendimento per portare tutti allo stesso livello, da associare a un’attività di onboarding e nell’animarli se si vogliono realizzare dei video informativi.</p>
<p><em>In Digitiamo abbiamo per ognuna delle principali figure professionali delle pillole di approfondimento del “come lo facciamo noi in maniera diversa rispetto agli altri”</em>.</p>
<p>Si possono creare facilmente contenuti &#8211; sia video che non video –– di studio o di interazione diretta con un digital twin.</p>								</div>
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									<h6>Quali tecnologie si usano?</h6>
<p>Si usa un insieme di tecnologie: si usano dei modelli di linguaggio, quindi OpenAI, ChatGPT, Gemini e via dicendo, insieme a degli strumenti di aggregazione della base di conoscenza, che sono dei database semantici.</p>
<p>L’insieme delle due cose genera degli strumenti di digital twin su cui si possono anche agganciare delle facce parlanti, con strumenti come AIGen, ad esempio.</p>
<p>Questo è oggi l&#8217;insieme delle tecnologie disponibili che ci permette di fare questo lavoro.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Come immagini l’evoluzione del digital twin aziendale? Siamo lontani dalla sua diffusione su larga scala?</h6>
<p>Il digital twin aziendale non è ancora molto pervasivo, ma lo sarà.</p>
<p>Stiamo osservando che nel momento in cui all&#8217;interno di un’azienda la base di conoscenza per dati profili è condivisa e accettata, è poi facile &#8211; grazie agli strumenti di AI disponibili &#8211; creare un&#8217;interazione direttamente con un virtual coach interno che supporta la fase di onboarding.</p>
<p>Oggi è una cosa molto facile &#8211; a partire da una job description, da che cosa fare all&#8217;interno del ruolo, magari con i responsabili d’area che hanno descritto in maniera più estesa le tecnologie e i processi, e magari con un ISO 9001 che racconta anche qualche dettaglio in più dei processi aziendali &#8211; dare tutte queste informazioni in pasto a un’IA e creare automaticamente un digital twin di supporto all’HR.</p>
<p>E tutte le volte che ho una domanda su uno di questi temi, invece di rivolgermi direttamente all’HR mi rivolgerò al coach aziendale o al digital twin dell’HR.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Quali consigli daresti per iniziare a implementare l&#8217;IA nei processi di onboarding? Da dove suggeriresti di partire?</h6>
<p>Per quanto riguarda il supporto dipendente generico, quindi lasciando a parte l’ipotesi che ci sia la necessità di fare una formazione specifica, si può partire da una baseline di valori fondamentali, regole di compliance e conoscenze aziendali di base e valutare l’uso dell’IA già disponibile negli strumenti aziendali.</p>
<p>Per quanto riguarda il minimo indispensabile che ogni nuova persona deve apprendere, le soluzioni sono tendenzialmente delle funzionalità che sono vicine al mondo HCM (Human Capital Management), ovvero a quei software che riportano e gestiscono l’intero rapporto persona-azienda e che stanno integrando delle funzionalità di IA al loro interno per automatizzare e migliorare i processi di gestione del personale.</p>
<p>Prima di sviluppare soluzioni personalizzate, conviene verificare se esistono queste funzionalità basate su AI direttamente fruibili sul software gestionale già in uso, così da ridurre costi e tempi di implementazione.</p>
<p>Se non ci sono queste funzionalità di AI, molto comode, o se questo non fosse abbastanza, allora serve contattare delle aziende specializzate che fanno strumenti o soluzioni AI che non fanno altro che integrare la conoscenza aziendale e le tecnologie per ottenere il risultato che poi viene portato alla persona.</p>
<p>Questo oggi è il modo di operare, in attesa probabilmente che la tecnologia migliori e maturi, per cui poi usciranno molto verosimilmente delle soluzioni dedicate e verticali per questo tipo di attività, che è un&#8217;attività molto di supporto alla persona, quindi molto vicina al mondo HR.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Quali sono gli errori comuni nell&#8217;adozione di strumenti di IA a questo livello di baseline dell&#8217;onboarding? Come evitarli?</h6>
<p>Gli errori più comuni includono:</p>
<ul>
<li>Affidarsi troppo all’IA senza una supervisione umana, rischiando di perdere il contatto con le esigenze individuali.</li>
<li>Non personalizzare i contenuti, offrendo esperienze generiche che non rispondono ai reali bisogni del nuovo assunto.</li>
<li>Sottovalutare la formazione dei manager sull’uso degli strumenti di IA, rendendo difficile l’integrazione nei processi esistenti.</li>
</ul>
<p>Per evitarli, è essenziale combinare tecnologia e interazione umana, raccogliere feedback continui e adottare un approccio graduale all&#8217;innovazione.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Come personalizzare l&#8217;onboarding e migliorare la valutazione delle competenze con l’IA?</h6>
<p>Nel caso in cui c&#8217;è bisogno di fare una formazione specifica, ci sono due momenti:</p>
<ul>
<li>la parte di assesment, che abbiamo chiamato post-assesment in quanto riguarda valutazioni in parte già fatte durante la fase di recruitment</li>
<li>la parte di erogazione dei corsi e di eventuale coaching</li>
</ul>
<p>La parte di post-assesment riguarda “cosa mi serve, che ruolo ho in azienda, cosa mi serve che la persona faccia”. Essendo una valutazione che avrei dovuto fare durante il recruitment, dovrei già avere una parte di queste informazioni.</p>
<p>Devo sapere cosa voglio far fare alla risorsa e quindi qual è il goal, quali sono i task all&#8217;interno della lista di attività che deve fare giornalmente e quali skill deve avere.</p>
<p>Devo quindi fare un assesment rispetto alla sua figura e poi, di conseguenza, colmare il gap.</p>
<p>Il gap può essere colmato tipicamente in modalità formazione, coaching o ibrido.</p>
<p>Anche qui, grazie all’AI ci sono soluzioni che stanno evolvendo sia per l’assesment, sia per l’implementazione di learning path, sia per il coaching.</p>
<ul>
<li>Viblio per la parte assesment: mi dai la persona, mi dici dove vuole arrivare, faccio un assesment, sia soft che hard e identifico un percorso</li>
<li>Implementazione di percorsi, i vari LMS disponibili permettono la costruzione di learning path più o meno dinamici in base alla persona e ai contenuti di cui l&#8217;azienda dispone</li>
<li>Creazione di contenuti: potrei non avere tutti i contenuti necessari per una data formazione specifica</li>
</ul>								</div>
				</div>
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									<h6>Con quali strumenti di AI posso creare strumenti di apprendimento?</h6>
<p>L’IA permetterà sempre di più, dato un contenuto, di generare strumenti di apprendimento iper-personalizzati.</p>
<p>Quindi se la persona non ha un dato tipo di skill, gli costruisco un contenuto iper personalizzato rispetto a ciò di cui ha bisogno, uso degli strumenti per creare contenuti &#8211; che poi rivedo &#8211; e glieli pubblico, così che la prossima figura li avrà a disposizione.</p>
<p>Io ad esempio uso Beautiful AI che genera delle slide a cui si può anche aggiungere un vocale, partendo da un prompt.</p>
<p>Posso fare dei video: con strumenti come ad esempio AIGen che, preso un contenuto, permette di costruire un video, mettendoci anche una faccia e quindi una sensazione di interattività.</p>
<p>Esistono strumenti come Notebook Lm, di Google che posto un argomento, costruisce degli scenari di audio, quindi simil podcast che parlano di un argomento specifico in modalità più interattiva, con due voci parlanti che dibattono su un argomento permettendomi di fruirlo in maniera più ingaggiante.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Come garantire che le informazioni trasferite durante un percorso di onboarding vengano realmente apprese e applicate nel lungo termine?</h6>
<p>La delivery dei contenuti è sempre la cosa un pò più onerosa, perché occorrerà verificare l’efficacia di quanto la persona ha ricevuto durante l&#8217;onboarding.</p>
<p>Esistono strumenti di AI che misurano l&#8217;impatto nel medio lungo periodo di ciò che la persona ha realmente appreso in una data unità di tempo.</p>
<p><em>Quando ero in Docebo avevamo comprato un&#8217;azienda che faceva questo tipo di metriche usando gli AI. Quindi a distanza di tempo mandava delle survey alle persone in cui chiedeva cosa si ricordavano adesso e lo faceva usando dei pattern riconosciuti con uno studio, ovviamente psicologico, alle spalle, per cui misurava davvero l&#8217;effetto di ciò che si è cercato di trasferire al candidato e di quanto gli è rimasto.</em></p>								</div>
				</div>
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									<h6>Quali sfide affrontano le aziende nell’implementare un onboarding basato sugli attuali strumenti tecnologici?</h6>
<p>Le principali sfide includono:</p>
<ul>
<li>Resistenza al cambiamento, soprattutto da parte di chi è abituato a processi tradizionali</li>
<li>Difficoltà nell’integrazione con i sistemi HR esistenti, specialmente in aziende con strumenti obsoleti</li>
<li>Rischi legati alla privacy e alla gestione dei dati sensibili.</li>
<li>Bilanciare automazione e interazione umana, per evitare che l’onboarding diventi un’esperienza impersonale.</li>
</ul>
<p>Affrontare queste sfide richiede un approccio strategico e una forte attenzione alla user experience.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>C’è un aspetto dell’onboarding per il quale il possibile contributo dell’IA è particolarmente sottovalutato, mentre ritieni che sarà cruciale nei prossimi anni?</h6>
<p>Uno degli aspetti più sottovalutati è l’analisi predittiva per il successo a lungo termine.</p>
<p>L’IA potrebbe non solo valutare se una persona ha le competenze giuste per un ruolo, ma anche prevedere il suo fit culturale, il livello di engagement e il rischio di turnover.</p>
<p>Questo permetterebbe alle aziende di intervenire proattivamente per migliorare la retention e l’integrazione delle nuove risorse.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Quali altre tendenze emergenti nell’onboarding potenziato dall’IA ritieni particolarmente promettenti?</h6>
<ul>
<li>Digital Twin aziendali per un’interazione sempre più naturale tra nuove risorse e sistemi aziendali</li>
<li>Learning Experience personalizzate basate su natural language processing e dati comportamentali</li>
<li>Onboarding immersivo con AR/VR, per simulare ambienti di lavoro e accelerare l’adattamento</li>
<li>Analisi delle emozioni con AI, per monitorare il livello di stress e engagement durante le prime settimane in azienda.</li>
</ul>								</div>
				</div>
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									<h6>La domanda di chiusura di prassi, che poniamo anche a te è “credi che in futuro l’onboarding sarà un processo sempre più automatizzato o resterà centrale il fattore umano?”</h6>
<p>L’automazione crescerà, ma il fattore umano resterà centrale.</p>
<p>L’IA potenzia il processo, rendendolo più efficiente e personalizzato, ma la connessione umana è insostituibile per costruire un senso di appartenenza e motivazione.</p>
<p>Il futuro sarà un equilibrio tra tecnologia e relazione, in cui l’IA libera tempo per le attività più strategiche e relazionali, senza mai sostituire il valore dell’empatia e dell’interazione umana.</p>								</div>
				</div>
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		<title>Riflessioni sul giudizio</title>
		<link>https://www.viblio.com/interviste-it/andrew-likierman-il-giudizio-come-competenza-chiave-per-i-leader/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Sedani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 13:51:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.viblio.com/?p=3570</guid>

					<description><![CDATA[<p>Autore di ‘Judgement at Work: Making Better Choices’ (2025). Già Rettore della London Business School, dove è Professor of Management Practice in Accounting. Già Managing</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.viblio.com/interviste-it/andrew-likierman-il-giudizio-come-competenza-chiave-per-i-leader/">Riflessioni sul giudizio</a> proviene da <a href="https://www.viblio.com">Viblio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3570" class="elementor elementor-3570" data-elementor-post-type="post">
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					<div class="elementor-image-box-wrapper"><figure class="elementor-image-box-img"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.viblio.com/wp-content/uploads/2025/03/Likierman-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-image-3571" alt="Foto profilo di Andrew Likierman" /></figure><div class="elementor-image-box-content"><p class="elementor-image-box-description">Autore di ‘Judgement at Work: Making Better Choices’ (2025). Già Rettore della London Business School, dove è Professor of Management Practice in Accounting. Già Managing Director del UK Treasury, Capo del Government Accountancy Service, Direttore della Bank of England.</p></div></div>				</div>
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					<p class="elementor-heading-title elementor-size-default">Intervista a Sir Andrew Likierman a cura di Violena Paci</p>				</div>
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									<h6>Cosa l’ha spinta a focalizzarsi sullo sviluppo e l’uso del giudizio come fattore chiave della leadership e del management?</h6>
<p>Ho lavorato nel mondo accademico e in diversi settori: industria, commercio, professioni, settore pubblico, non-profit. E mi sono sempre ritrovato a constatare quanto la qualità del giudizio sia cruciale per un leader, in ogni ambito.</p>
<p>Personalmente, sono sempre stato convinto che tutti possano migliorare le proprie capacità di giudizio, indipendentemente dalle qualità personali. Invece, ho constatato che in molti credono di nascere con buone capacità di giudizio oppure di esserne privi. Così ho concentrato il mio lavoro su come migliorare il giudizio.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Come definirebbe il giudizio?<br /><!-- notionvc: f1b94314-8d53-4811-9994-55ea49a2481e --></h6>
<p>Il giudizio è una combinazione di qualità personali, conoscenze ed esperienze pertinenti che consentono di formarsi opinioni e di prendere decisioni.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Come migliorare il nostro giudizio nelle decisioni quotidiane?<br /><!-- notionvc: dc8c8f75-127c-421b-95a7-6bc208f2cffe --></h6>
<p>Il primo passo è comprendere che il giudizio è un processo e che possiamo migliorarlo, in noi stessi e negli altri.</p>
<p>Io suggerisco un processo che considera sei elementi fondamentali: la nostra conoscenza ed esperienza, la fiducia che riponiamo nelle persone e nelle informazioni, la consapevolezza degli accadimenti e del contesto in cui formuliamo un giudizio, le nostre emozioni e convinzioni, il modo in cui effettuiamo una scelta e (per quanto riguarda le decisioni) la nostra capacità di realizzare ciò che abbiamo scelto.</p>
<p>Per migliorare il nostro giudizio dobbiamo sempre considerare ciascuno di questi elementi per:</p>
<ul>
<li>valutare l’effettiva rilevanza della nostra esperienza e conoscenza rispetto a un dato giudizio</li>
<li>essere consapevoli di quanto ascoltiamo, osserviamo e leggiamo, per comprendere quale contesto lo influenza</li>
<li>assicurarsi che l’affidabilità che attribuiamo a date persone e informazioni si fondi a sua volta su prove attendibili</li>
<li>comprendere quali sentimenti, convinzioni &#8211; inclusi i bias– emozioni e valori abbiamo in riferimento a un dato giudizio</li>
<li>assicurarci che siano corrette le opzioni che consideriamo nel nostro percorso di scelta tra alternative</li>
<li>infine (per le decisioni) considerare la possibilità di realizzare ciò che abbiamo scelto.<br /><br /></li>
</ul>								</div>
				</div>
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									<h6>Come differenziare il giudizio, l’intelligenza e il processo decisionale e in che modo sono collegati?</h6>
<p>L&#8217;intelligenza è una delle qualità che contribuiscono al giudizio, insieme ad altri fattori quali l’acume, il buon senso, il discernimento, l’intelligenza emotiva, l’intuizione, la percezione, la razionalità, l’autoconsapevolezza e la saggezza.</p>
<p>Il giudizio riguarda sia il processo decisionale che la formazione di opinioni.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Cosa contraddistingue il giudizio in tempi di crisi?</h6>
<p>Questo dipende dalla particolare natura della crisi.</p>
<p>In situazioni di stress, ad esempio, c’è il rischio che le emozioni prendano il sopravvento e portino a indebolire la nostra capacità di giudizio.</p>
<p>Quando, invece, occorre decidere rapidamente è cruciale essere in grado di valutare i rischi della rapidità di giudizio.</p>
<p>In caso di eventi inaspettati è essenziale considerare tutte le alternative e andare oltre quelle che ci vengono subito in mente.</p>
<p>In ogni caso, dovremo ricercare azioni specifiche, rilevanti rispetto alla causa della crisi.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Si ritiene che l’esperienza migliori la capacità di giudizio. Lei è d’accordo?</h6>
<p>Solitamente il giudizio migliora con l’esperienza. Nel corso della nostra vita acquisiamo conoscenza ed esperienza e queste dovrebbero aiutarci nel comprendere meglio come affrontare le nostre scelte.</p>
<p>Anche i feedback che riceviamo su ciò che facciamo dovrebbero essere di insegnamento.</p>
<p>Tuttavia, la nostra capacità di giudizio non migliorerà se man mano che acquisiamo più conoscenza ed esperienza diventiamo anche troppo sicuri di noi o eccessivamente compiacenti.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Qual è il Suo pensiero circa la rapidità nel prendere decisioni?</h6>
<p>Le autorità in questo campo sostengono teorie diverse circa la questione se decidere velocemente sia più o meno efficace. Io direi che è sempre necessario porsi due domande: &#8220;la decisione può attendere?&#8221; e &#8220;la decisione è importante?&#8221;.</p>
<p>Proviamo a distinguere i diversi casi:</p>
<p>&#8211; se una decisione è urgente ed è importante (es. un’emergenza medica) occorrerà certamente agire subito</p>
<p>&#8211; se invece non c’è urgenza e la decisione non è importante (es. scegliere un nuovo modello di telefono) allora la velocità non ha di per sé alcuna rilevanza e si potrà decidere con qualsiasi rapidità si riterrà opportuna</p>
<p>&#8211; se una decisione non è urgente ma è Importante, allora la scelta della rapidità con cui decidere dovrà essere legata a una valutazione del rischio associato a una decisione rapida. Questo rischio è tanto maggiore:</p>
<ul>
<li>quanto più la decisione è importante</li>
<li>in contesti poco familiari</li>
<li>quanto meno si ha esperienza nel prendere decisioni rapide.</li>
</ul>
<p><br />Ritardare una decisione per potere dedicare più tempo a ottenere informazioni o a consultarsi più ampiamente con altre persone riduce, quindi, il rischio.</p>
<p>Mentre il ritardo dovuto alla semplice procrastinazione probabilmente &#8211; ma non inevitabilmente &#8211; lo aumenta.</p>
<p><!-- notionvc: 3f539e3b-c533-4cf9-8080-5e7104bb18f3 --></p>								</div>
				</div>
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									<h6>Qual è il Suo pensiero sul ruolo dell’intuizione nel generare un giudizio efficace?</h6>
<p>Come già per la rapidità nel prendere una decisione, le autorità in questo campo hanno opinioni differenti e – anche qui – prima ancora di chiedersi se affidarsi o non all’intuizione io suggerisco di porci due domande: &#8220;sono necessarie delle evidenze?&#8221; e &#8220;è importante?&#8221;.</p>
<p>&#8211; quando in relazione a un giudizio sono richieste delle evidenze (es. per i colleghi, per la legge, per i regolatori) l&#8217;intuizione o l’istinto non sono una base sufficiente. &#8220;Sento che è giusto&#8221; non consente un&#8217;analisi e non fornisce una base adeguata a una spiegazione.</p>
<p>&#8211; quando non è necessario fornire evidenze</p>
<ul>
<li>se il risultato del giudizio non è importante (es. per la nuova auto ho deciso di scegliere l&#8217;argento invece del nero) si potrà scegliere la combinazione di analisi e intuizione più appropriata alle circostanze</li>
<li>se invece, il risultato è importante, allora l’uso dell’intuizione sarà da ponderare rispetto al suo rischio. Il rischio di affidarsi all&#8217;intuizione è tanto maggiore:</li>
<li>quanto più la decisione è importante</li>
<li>in contesti poco familiari</li>
<li>quanto meno si ha esperienza nel prendere decisioni basate sull&#8217;intuizione.</li>
</ul>
<p><!-- notionvc: 54816f6d-e65f-4c40-bf2a-feee352621ca --></p>								</div>
				</div>
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									<h6>Che ruolo giocano, invece, le emozioni e come possiamo evitare che oscurino il nostro giudizio, pur utilizzandole come input preziosi?</h6>
<p>Il modo migliore di evitare che le emozioni distorcano il nostro giudizio è esserne consapevoli e tenerne conto.</p>
<p>La paura, ad esempio, è un’emozione che può renderci eccessivamente prudenti e la rabbia può, invece, portarci ad agire impulsivamente.</p>
<p>In caso di paura potremmo volerci rivolgere a persone di fiducia per chiedere le loro opinioni. Nel caso della rabbia potrebbe essere necessario, semplicemente, attendere che ci si calmi prima di prendere una decisione.</p>								</div>
				</div>
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									<h6>Nella Sua esperienza quali sono gli errori di giudizio più comuni tra i leader e quali hanno l’impatto più negativo sulle decisioni?</h6>
<p>Anzitutto, non comprendere i limiti delle proprie conoscenze ed esperienza. Poi anche:</p>
<p>&#8211; non applicare le proprie conoscenze alle circostanze specifiche di una data scelta</p>
<p>&#8211; non valutare bene l’affidabilità delle loro fonti o persone</p>
<p>&#8211; non essere pienamente consapevoli delle particolari circostanze in cui si trovano a dover fare una data scelta</p>
<p>&#8211; non considerare le proprie emozioni e convinzioni, e anche i propri bias nel processo decisionale</p>
<p>&#8211; non valutare correttamente tutte le alternative</p>
<p>&#8211; non considerare sufficientemente gli elementi che incidono sulla possibilità di realizzare ciò che hanno deciso</p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<h6>Lei considera l’avere molta sicurezza di sé un potenziale vantaggio o un problema per i leader?</h6>
<p>È assolutamente un problema, e anche grave. Un leader troppo sicuro di sé è più incline a non rendersi conto di conoscere meno di quanto ritiene, a non comprendere in modo appropriato un dato contesto, a non ascoltare i consigli, a ignorare possibili alternative di azione, a sottovalutare i rischi e a fare scelte poco realistiche.</p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<h6>Un leader può essere restio a ritornare sui propri passi e non è sempre facile riconoscere i propri errori di giudizio. Come imparare dalle decisioni sbagliate e come migliorare nel riconoscere e gestire i bias cognitivi?</h6>
<p>Direi che come prima cosa un leader deve essere sufficientemente aperto all’idea che nessuno è infallibile e che la vita è un continuo processo di apprendimento.</p>
<p>È anche opportuno che si assicuri di ricevere feedback da persone che dicono la verità (non solo ciò che ha piacere di sentirsi dire).</p>
<p>È importante fare delle review regolari delle performance e dei progressi ottenuti, e imparare anche dalle cose che vanno bene.</p>
<p>Venendo ai bias: quando esercitiamo un giudizio, il bias è uno dei modi in cui i nostri sentimenti e le nostre convinzioni personali influenzano una scelta o la formazione di un&#8217;opinione, indipendentemente dai fatti. Le questioni che si riferiscono ai bias, come molte di quelle legate al giudizio nel suo complesso, sono specifiche di dati contesti. Dovremo quindi considerare i bias rilevanti in relazione a specifiche decisioni.</p>
<p>Alcuni bias, come il groupthink (conformismo di gruppo) vengono spesso citati, specie nei contesti aziendali. Altri, altrettanto comuni, non vengono invece riconosciuti, solitamente perché non ne siamo consapevoli.</p>
<p>Per migliorare la sua capacità di riconoscere e gestire i bias, un leader può:</p>
<ul>
<li>sforzarsi di identificare i suoi propri bias e quelli delle persone con cui lavora. Ad esempio affrontando apertamente il tema negli assesment, durante le performance review o nelle discussioni aziendali</li>
<li>ricorrere alla formazione e al coaching, per aumentare la consapevolezza dei propri bias e di altri aspetti legati ai propri sentimenti e convinzioni</li>
<li>quando si formulano giudizi collegiali, cercare di identificare i sentimenti e le convinzioni di tutti, prestare particolare attenzione ai bias, a cominciare dal groupthink, e adottare misure per contrastarli, come la tecnica dell&#8217;avvocato del diavolo, se possono compromettere la qualità del giudizio</li>
<li>garantire la diversità di opinioni creando un ambiente di lavoro sicuro per esprimere il dissenso su sentimenti e convinzioni e assicurandosi che lo status non ne inibisca la libera espressione</li>
<li>quando necessario, contrastare i rischi di bias ricorrendo all’utilizzo o anche mettendo a punto regole e procedure che garantiscono che tutte le opzioni rilevanti vengano considerate e che accrescono la responsabilità individuale</li>
<li>anche quando ritiene di essere consapevole dei propri bias, assicurarsi di ricevere feedback su di essi da persone di fiducia e che dicono la verità</li>
<li>se ritiene di non avere alcun bias, verificare che i propri punti di vista riflettano i fatti e le circostanze quando questi cambiano</li>
<li>ricercare il ragionamento motivato nelle persone e nelle informazioni che gli vengono presentate, sforzandosi di separare l&#8217;impegno genuino dal pregiudizio</li>
</ul>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<h6><span class="notion-enable-hover" data-token-index="0">Cosa distingue il giudizio individuale dal giudizio collettivo e come può un team migliorare il proprio processo decisionale?</span><!-- notionvc: 3a84b82e-a9ec-4b34-bd41-536d10edba9a --></h6>
<p>La maggior parte dei team che si formano nell&#8217;ambito delle normali attività aziendali hanno, tra gli altri, lo scopo di potere beneficiare del giudizio collettivo invece che affidarsi al punto di vista di un singolo individuo.</p>
<p>Tra le diverse funzioni di un gruppo di lavoro c’è, quindi, quella di colmare le lacune legate al fatto che un singolo individuo non ha tutte le competenze, le qualità personali e l&#8217;esperienza necessarie per prendere date decisioni.</p>
<p>Riuscirci, però, dipende da fattori quali le dimensioni del gruppo, la sua composizione, le dinamiche interne, come è strutturato il gruppo e chi ne fa parte.</p>
<p>C’è un’evidenza ormai solida del pericolo di groupthink nelle organizzazioni, per cui ogni team deve preoccuparsi di come riuscire a evitarlo.</p>
<p>Esistono metodi consolidati, come incoraggiare la diversità di partecipanti e opinioni, sottoporre il gruppo a una valutazione esterna (come avviene anche per i consigli di amministrazione) o interna, mediante apposite sessioni di revisione.</p>
<p>Si può favorire la diversità di punti di vista anche attraverso il modo in cui il gruppo opera.</p>
<p>Tuttavia, il ruolo più importante nella prevenzione – o nella mancata prevenzione – del groupthink spetta sicuramente al leader del gruppo, che può esercitare un impatto fondamentale nella scelta dei membri come nel livello di apertura all&#8217;espressione di opinioni diverse.</p>
<p>Un buon leader saprà valorizzare al meglio il proprio gruppo di lavoro, anche garantendo che non siano solo le voci più forti a essere ascoltate.</p>
<p><!-- notionvc: e7764f19-7771-493c-b7f5-6e7ff7c250e7 --></p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<h6>Come creare un ambiente decisionale solido quando si affrontano rischi e incertezze?</h6>
<p>Esistono numerosi metodi consolidati di gestire i rischi da parte delle organizzazioni.</p>
<p>Il giudizio, però, riguarda essenzialmente la valutazione del rischio, non come evitarlo.</p>
<p>Implica altresì la decisione di agire rapidamente o anche immediatamente, se la velocità è valutata essere un elemento critico. Mentre la cautela deve entrare in gioco solo se è giustificata, come ad esempio quando c&#8217;è la necessità (e il tempo) di raccogliere più informazioni o di verificare la fattibilità delle scelte che si stanno considerando.</p>								</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-a064974 elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="a064974" data-element_type="widget" data-widget_type="text-editor.default">
				<div class="elementor-widget-container">
									<h6><span class="notion-enable-hover" data-token-index="0">Cosa possono fare i leader per costruire una cultura che incoraggi il buon giudizio a tutti i livelli dell’organizzazione?</span><!-- notionvc: a558eb77-e8a4-4e50-922a-2e164e570cb9 --></h6>
<p>Un leader può diffondere nell’organizzazione l’idea che il giudizio è rilevante e viene valorizzato, anzitutto assumendo persone con buone capacità di giudizio, utilizzando gli assesment anche come opportunità per identificare come le persone possono migliorare il proprio giudizio e premiando coloro che dimostrano di averlo.</p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<h6>Quali aspetti del giudizio umano considera insostituibili dalla capacità dell&#8217;IA?</h6>
<p>Di certo l&#8217;IA è uno strumento prezioso in un numero crescente di applicazioni e aiuterà coloro che guidano e gestiscono le organizzazioni anche a esercitare un miglior giudizio, offrendo accesso a materiale sempre più sofisticato per le scelte che devono compiere.</p>
<p>L&#8217;IA può fare molte cose straordinarie, ma non può esercitare il giudizio.</p>
<p>Non possiede una serie di caratteristiche che distinguono un essere umano da una macchina a cominciare dalla coscienza e dalla morale.</p>
<p>E, cosa fondamentale, anche se in molte circostanze può aiutare un essere umano nel migliorare il proprio giudizio, non può essere programmata per ottenere un risultato unico in un determinato contesto.</p>
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									<h6><span class="notion-enable-hover" data-token-index="0">Quali consigli finali darebbe per prendere decisioni migliori?</span><!-- notionvc: 7c170959-d066-4a3a-9082-dbe2a9c067fa --></h6>
<ul>
<li>Sii sempre ben consapevole che il giudizio è un processo e che comprenderlo può favorire scelte migliori, non solo nella vita lavorativa ma anche nella vita privata</li>
<li>Identifica i tuoi punti di forza e di debolezza, inclusi i tuoi bias, e decidi come usare i primi e come mitigare i secondi</li>
<li>Integra un’analisi dei rischi in ogni fase del processo di giudizio</li>
<li>Ricerca il giudizio come una qualità che desideri trovare nei colleghi. Rendilo un elemento esplicito per le selezioni, gli assesment e le performance review, nonché un criterio per la carriera, e fornisci indicazioni chiare su cosa significa</li>
<li>Impegnati nel colmare le lacune e le problematiche del tuo giudizio attraverso gli strumenti più adatti per ciascun tipo di lacuna, che si tratti di acquisire più esperienza, di imparare dai colleghi, di ricorrere alla formazione, al mentoring o al coaching</li>
<li>Promuovi un ambiente di LAVORO in cui la diversità di opinioni è pienamente accettata, il dissenso non è inibito, ogni ipotesi può essere messa in discussione, e il feedback è incoraggiato sia nel fornirlo agli altri che nel seguire quello che si riceve</li>
<li>Quando crei un team, porta persone che apportano la diversità rilevante rispetto al tema e per lo stesso gruppo, e che condividano i tuoi valori ma non i tuoi pregiudizi</li>
<li>Ove possibile, sfrutta il potere dell&#8217;IA, specialmente nelle scelte e nella loro implementazione.</li>
</ul>								</div>
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